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Sento scracchie: è Lucifero

Mi capita di rado di ascoltare la radio, per un problema logistico non per intolleranza al mezzo, di misura, a mio avviso, migliore della Tv. Ebbene, incappo nella rubrica di uno pseudo mago residente – ipotizzo – alle falde del Vesuvio, un Amelio di disneyana memoria che,  lungi dal volersi impossessare della famigerata numero uno, sembra essere solo in cerca di un modo creativo per sbarcare il lunario.

Il mago con voce suadente e convincente invita a chiamare al numero che inizia – guarda caso- con un prefisso speciale, per conoscere cosa riserverà il futuro. Con la fame di certezza che c’è in giro, un qualche malcapitato ingenuo che telefoni lo si trova ancora.

La telefonata al costoso numero un semplice dettaglio, uno scotto minimo da pagare al cosa sarà. La musica mistica e soffusa, la voce del mago nasale e tracagnotta, la scarsità del linguaggio mi rendono curiosa e così porgo l’orecchio alla telefonata che si annuncia un corto reality sul filo made in Naples.

La telefonata. “Pronto?” “Ah, buongiorno, sono Giovanni Esposito (nome di fantasia) da Napoli.” La voce giovanile indica che i seguaci del mago non sono necessariamente le fasce più anziane, per definizione più deboli.

“Ah, ciao.” La voce piatta. “Dimmi “…pausa ad effetto – “chi è Rosaria?” Dall’altro capo del filo silenzio : penso sia caduta la linea. Invece il ragazzo – imbarazzatissimo, nu fil ‘e voce…“ehm…veramente, nun ‘o saccio” “Come!” tuona la voce del mago -“Rosaria ! E Maria? Chi è” pausa, voce sommessa caritatevole, a richiamare l’immagine della Madonna.

“Maria…?” Il  silenzio è  assai  rumoroso,  si sentono scariche nel microfono… “ma io non ho nessuna..” immaginò il ragazzo rimpicciolirsi come il grande supermario Bros. “Pensaci!” Arituona ‘o mago.

E’ questione di principio. Puteva mai sapè il mago che, nella casa di questo disgraziato, non c’erano nè Marie e nè Rosarie? Se ne trovano in ogni famiglia! Dove stanno più tutti questi bei nomi popolari di una volta? Mò si chiamano Martina, Federica, Giada.

Pensaci: Chi è Rosaria? Chi è Maria? E’ possibile fare il mago in queste condizioni? Questo nel frattempo era il mio retro-pensiero, sghignazzando alla vista della sfiga del povero mago. Non s’era aggiornato, poverino! “Beh..veramente…mò che ci penso …ci sarebbe una lontana cugina di mia cognata che si chiama Maria…” scava che ti riscava, il poverino una Maria la trova. Giusto per non urtare la sensibilità maghesca. Vuoi vedere che ti influenza negativamente il destino?

”Lo vedi? Io leggo.” La voce bassa, modulata, dolce, sembra quella da conversazione salottiera, quattro chiacchiere tra amici, con la consapevolezza di essere dalla parte del giusto. Eccerto: fa il mago.

“Posso sapere come andrà il lavoro?” “Eh…” la voce del mago è tremula come il vento che accarezza le fronde degli alberi – “eh…..io lo sento e tu..tu…lo vedi?” Il cliente non risponde. Sta a telefono, che può vedere? Il mago imperterrito continua…“Quello”  immagino la mano con l’indice teso, vestito con  camicione bianco,  la voce nasal cavernosa, “è”  pausa effetto, un thriller casereccio  pane e pummarola, insomma  “l’albero di lucifero!” La voce è alta, intensa; immagino un tintinnìo di bracciali e mani che si agitano  impazzite.

Lucifero chi? Dall’altro capo del telefono un silenzio respirato a malapena, le scariche nel telefono fortissime : disturbano  ma aggiungono un certo pathos alla scena. tanto che mi sorge il dubbio che siano create ad arte. Bisognerebbe capire quest’albero di Lucifero che è. “Lucifero?” tremolante, una versione vocale alla Troisi prima maniera, ormai il guaglione sta collassando.

Mi auguro solo che sia seduto. “Siiiiiiiiii, lucifero” ribadisce sadicamente il mago, convinto. Molta energia negativa…Le scariche nel microfono continuano ad intermittenza e disturbano non poco la conversazione e pure l’audio.

“Vedo molta energia negativa attorno a te” sentenzia ancora il veggente, con la voce di chi è nel giusto e non teme contraddizioni.  Il respiro dell’utente è flebile, come se assistesse in diretta audio alla propria condanna a morte. Un’ altra scarica più forte filtra attraverso gli altoparlanti. “Le senti?” la voce nasale tuona vibrante, lo immagino con entrambe le mani alzate e gli occhiali scuri da iettatore-” le senti?

Queste sono le scracchie! Tutte queste scracchie sono l’energia negativa che passa attraverso il filo, sono le scracchie sotto l’albero di Lucifero! “Non prende neanche fiato, il mago. Credo si sia accasciato, stremato dallo sforzo medianico. Anche il ragazzo non proferisce più parola e all’improvviso si sente il classico tututututu di linea caduta. Sembra il suono di un elettrocardiogramma piatto.

L’ultimo respiro insomma. Il mago, perso un cliente, seraficamente  invita gli altri a telefonare al numero speciale.  “Le linee sono tornate libere” dice. Chissà invece cosa avrà pensato quel povero ragazzo, speranzoso in  una risposta ai suoi se  ma seppellito con tutto il suo futuro da scracchie ai piedi dell’albero di lucifero.

Senza ‘e fessi…Scuoto la testa e mi meraviglio ancora dell’arte di alcuni e dell’ ingenuità di altri. In fondo la realtà è che ognuno è artefice del proprio destino e se si aspettano aiuti dall’alto, è difficile costruire qualcosa di concreto.

A ciascuno il suo, senza maghi né scracchie né alberi di Lucifero. A Napoli si dice : “Senza ’e fessi, nun campano i dritti.” Quando si dice la saggezza popolare.

Monica Capezzuto

© Riproduzione riservata
www.ladomenicasettimanale.it

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La domenica n.15 Dicembre/Gennaio 2014
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