Le nostre favelas

MENTRE IL SINDACO di Napoli, Luigi De Magistris, in compagnia di illustri ospiti del World Urban Forum passeggiava in bicicletta senza fretta come canta Riccardo Cocciante, per il lungomare Caracciolo liberato solo dalle auto, con Roberta Di Casimirro, regista Rai e brava fotografa, ci siamo inoltrati nella zona di Cavalleggeri, per ammirare, si fa per dire, il livello di “urbanizzazione”. Per i non napoletani, Cavalleggeri dista appena due chilometri dalla Mostra d’Oltremare, dove fino al sette settembre, è andato in scena il World Urban Forum: una importante conferenza sull’urbanizzazione del mondo.

Come dimostrano le foto, scattate da Roberta Di Casimirro, di riqualificazione urbana e di verde ce ne è davvero poco in giro, visto che da tempo, come ci raccontano diversi residenti, l’area di Cavalleggeri si è trasformata in una vera e propria discarica a cielo aperto.

Vicino alla scuola uno sversatoio. Una volta giunti su via Della Caserma di Cavalleria ci ritroviamo lungo una strada che segue il perimetro di una vecchia caserma, tra abitazioni ed aree industriali dismesse. La carreggiata, in entrambi i lati, è invasa da cumuli di rifiuti, di ogni tipo: uno spettacolo raccapricciante. Si resta in apnea per evitare di inalare il  fetore. Uno spettacolo allucinante che gli abitanti della zona sono costretti a subire ogni santo giorno. Concetta è una giovane studentessa di giurisprudenza,  oramai abituata a questo squallore, indegno per una città dove da Palazzo San Giacomo ossessivamente ricordano che è in corso  “la rivoluzione”.

Ma di che parlano? Il paesaggio è davvero desolante e mette i brividi. Antonio, insegnante delle scuole elementari, da poco tempo andato in pensione è rassegnato. “Sembra di abitare in una favelas”. Pasquale, infermiere, in una clinica privata, ci indica una area adibita a discarica di pezzi di automobili e pneumatici, mentre poco più avanti vi sono mobili, televisori, lavatrici, frigoriferi, che fanno bella mostra, si fa per dire. Non mancano scarti tessili tra cui spiccano pantaloni e calzature, residui di lavorazioni di pelletteria tutto ammucchiato e pronto per essere dato alle fiamme, nel più facile dei modi.

Questo sversatoio a cielo aperto, indegno del vivere civile, si trova lungo il perimetro di una area militare, a poche decine di metri da un circolo didattico, frequentato da centinaia di bambini dell’asilo e delle scuole elementari, e da una Caserma dei Carabinieri. E’ possibile che nessuno abbia mai notato questo scempio?

Misteri napoletani. Enigmi irrisolti. Maria, giovane madre di una bimba, di 6 anni, è molto preoccupata: sua figlia da poco ha cominciato a frequentare la prima elementare al circolo didattico che si trova a pochi metri dai rifiuti. Lungo la strada -non fa notizia- con una straordinaria “normalità” c’è un auto di una scuola guida che nel bel mezzo dello sversatoio  esegue manovre di parcheggio. Ma non solo.

Al calar del sole è abitudine delle coppiette in cerca di intimità ad andarsi a “infrattare” nella strada. Amore e desolazione. Che tristezza. Napoli ha tante Cavalleggeri Ciò che sorprende e allo stesso tempo spaventa è l’assuefazione, come se al posto della discarica  putrida e puzzolente ci fosse un bel giardino fiorito, con aria linda e pura.

“Da poco è terminato – spiega Mario, insegnante di scuole medie, impegnato in una associazione di volontario che opera nel quartiere di Cavalleggeri – il forum mondiale sull’urbanizzazione e sinceramente avrei pagato oro se i graditi ospiti internazionali, facevano una passeggiata fuori programma proprio a Cavalleggeri così si rendevano conto che alla fine si fanno solo chiacchiere mentre i problemi non si risolvono, anzi. Esistono tante Cavalleggeri a Napoli. Non siamo più davanti all’emergenza rifiuti. Però avere interi pezzi di città ridotti a pattumiere inquieta e non poco.

Il sindaco De Magistris e il suo attento vice l’assessore tuttofare Tommaso Sodano dovrebbero parlare di meno e pensare di più al territorio. Più volte hanno annunciato di voler stanare gli inquinatori di professione allora perché non lo fanno? A chi aspettano? Il reportage è a disposizione, parte delle foto sono qui pubblicate altre le possiamo recapitare al Municipio l’importante è che s’intervenga. Presto.

Giuseppe Parente

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La domenica n.15 Dicembre/Gennaio 2014
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