Tra sacro & profano

UN  ALTRO SCRIGNO SEGRETO. Le edicole sacre di Napoli sono molte centinaia e costituiscono delle pregevoli forme d’architettura     religiosa, nate come simbolo di devozione privata e popolare. Traggono le proprie radici in epoca greca per poi diffondersi sino ai giorni nostri: sono un patrimonio straordinario ricco di stili artistici e storie, sebbene poco conosciuto. Qualsiasi itinerario si sceglie, qualsiasi monumento o luogo storico di Napoli si vuole visitare si sbatte sempre contro un altarino, un piccolo tabernacolo, un’immagine sacra.   Passeggiando tra i vicoletti dei Decumani, ne ho contate almeno una cinquantina. Una in particolare mi ha colpito – in piazzetta Nilo – dedicata a Diego Armando Maradona. Sotto vetro si conserva addirittura un capello originale del Pibe de Oro. Napoli sei grande.  Premetto che non ero a spasso con l’intento di un reportage. Sotto vetro il capello di Maradona. Qui le chiamano edicole votive ovvero  cappelle votive: ci sono figure di Santi e Madonne sbiaditi, una genuina espressione dell’arte povera e della religiosità popolare.

Alcuni – devo ammetterlo – sono finemente curate con fiori, lampade; altre abbandonate, molte annerite dal tempo e dal fumo dei   cassonetti dei rifiuti incendiati. Il bello e il sorprendente è che ognuno di questi tempietti sorti come i funghi hanno una loro storia: alcune note altre dimenticate.

Molto curata è la cappellina di Sant’Antonio a Mergellina, dove ogni anno si svolge la processione che partendo dal Santuario di Posillipo, raggiunge il pontile dei pescatori. Ci sono altre edicole restaurate qualche anno fa, nella centralissima Piazza dei Martiri, il tabernacolo di Porta San Gennaro con affreschi di Mattia Preti e l’edicola votiva di vico Limongelli che è stata riportata alla luce l’immagine del dipinto e la data della costruzione: 1749.

Tra le più antiche le due edicole dirimpettaie dedicate al patrono di Napoli, su via Ponte della Maddalena, su progetto di Ferdinando Sanfelice. Stupendo il Crocifisso al centro di Piazzetta Orefici e l’altro sulle rampe di San Giovanni Maggiore. Pur essendo molto sentito il culto per questa forma di devozione, uno studio preciso sul numero in città di questi altarini  non è stato mai fatto: è praticamente impossibile.

Crocifisso di piazzetta Orefici. Le edicole testimoniano le antiche tradizioni popolari. La maggior parte  sono state erette da privati cittadini come atto di fede e devozione, con il trascorrere degli anni e la scomparsa di chi le curava si sono ridotte in uno stato di totale degrado e abbandono. Mi è capitato di imbattermi nella zona dei Quartieri spagnoli e sono rimasta esterrefatta. Qui oltre alle cappelle votive che somigliano a veri altari di chiese e basiliche ci sono tempietti e statue a grandezza naturale edificate in segno di ringraziamento.

Tra sacro e profano: dai vicoli spuntano vere e proprie neo costruzioni illegali in spregio ai più elementari regolamenti dell’urbanistica. Con la giusta attenzione, basta aggirarsi in vico Giardinetto, a pochi passi da via Toledo, per imbattersi in una serie di orrende costruzioni in anodizzato con vetri sporgenti e tubi fluorescenti. Pochi passi e in via Concordia si ripete la stessa scena da brivido: dentro una sorta di grotta ricavata in un muro c’è l’immancabile e inflazionata madonnina circondata da una serie di foto formato tessera di parenti passati ad altra vita in modo naturale oppure per fatti di camorra.

L’apice della devozione interessata si raggiunge nella zona antistante vico Lungo San Matteo noto  per essere abitato da famiglie di  camorristi. Qui sovrastato da una gigante edicola votiva c’è una scultura a grandezza naturale dedicata a Padre Pio. l varo della prossima Ztl ai Quartieri spagnoli potrebbe essere l’occasione per avviare una risistemazione dei vicoli e delle strade con l’abbattimento delle cappelle abusive sorte solo per affermare sul piano simbolico la legittimità e l’ossequio del potere dei clan-famiglie della camorra.

Un’edificazione gigantesca leggermente più piccola di un’altra struttura rigorosamente in anodizzato dedicata sempre alla madonna e combaciante con un balcone di un primo piano di un piccolo edificio. Alcune volte si costruisce una cappella per un ex voto: quella pallottola mi poteva colpire così non è stato. Un miracolo!!! Stesse scene le si possono “ammirare” (dipende dai punti di svista) al rione Sanità, alla Pignasecca e al rione Forcella. E pensare che  le prime immagini sacre apparvero a protezione di case e botteghe e, come nelle domus romane, davanti all’immagine ardeva una fiammella in una lampada votiva.

Nel ‘700, fu un padre domenicano, Gregorio Rocco, giunto a Napoli da Massa Lubrense, saputo delle aggressioni notturne da parte di delinquenti per la scarsa illuminazione, si presentò ai notabili di Corte e propose di installare agli angoli delle strade dei lumi a gas. Il tentativo di dar luce alle strade era stato fatto da Carlo III, ma con scarso successo perché i lanternini erano sistematicamente distrutti. A questo punto la geniale idea del parroco di campagna.

La spesa, rassicurando i potenti dell’epoca, non sarebbe ricaduta sulle casse del reame, ma, ad occuparsene sarebbero stati i devoti delle stradine che erigendo delle edicole con le immagini di santi, nei pressi delle loro abitazioni, n’avrebbero curato l’accensione.  A differenza degli ex voto, le variopinte tavolette offerte ai Santi Protettori come segno di riconoscenza per lo scampato pericolo, le edicole sacre erano edificate come testimonianza di fede e ai piedi del tabernacolo spesso sono collocate le anime del purgatorio.

Durante i terremoti, la peste, il colera, l’eruzione del Vesuvio fiorirono altarini e cappelline. Sarebbe bello ridare dignità alle cappelle votive, costruirci un percorso turistico, farle diventare testimonianza di un popolo. E proprio per rendere giustizia alle antichissime edicole sarebbe opportuno fare tabula rasa di quelle abusive sorte solo per l’affermazione anche simbolica del potere camorrista. Interi marciapiedi, pezzi di strada pubblica “sequestrati” per l’installarci strutture illegali.

Un’ occasione potrebbe essere il varo della prossima Ztl ai Quartieri spagnoli: avviare un piano generale di risistemazione dei vicoli e delle strade con l’eliminazione cioè l’abbattimento di quelle brutture in anodizzato che rappresentano un vero e proprio pugno nello stomaco, uno sfregio alla storia.

Monica Capezzuto

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La domenica n.15 Dicembre/Gennaio 2014
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