Disastro “Rione Alto”

VIABILITA’ IN TILT, traffico, inquinamento atmosferico, rete stradale al limite della praticabilità: la zona ospedaliera di Napoli è ormai un quartiere ad alto rischio. Un rischio concreto per la salute e l’incolumità dei residenti, denunciato dai rappresentanti dell’Ottava municipalità, autori di un esposto inoltrato alla Procura della Repubblica, al Prefettura di Napoli e al sindaco Luigi De Magistris. A lanciare l’allarme è il consigliere Salvatore Passaro, componente della Commissione Ambiente, Viabilità e Protezione civile della municipalità partenopea, già in passato in prima linea sul fronte del mancato completamento delle fogne dei Camaldoli.

“La zona – spiega Passaro – presenta la più alta concentrazione di strutture sanitarie e pubbliche non solo della città ma dell’intero Mezzogiorno e come tale necessita di una viabilità libera e fluida. Occorre consentire il transito ai mezzi di soccorso da e per gli ospedali.  Purtroppo ad oggi, a causa delle continue congestioni della viabilità, persistono innumerevoli difficoltà sia per le ambulanze sia per le auto dirette ai pronto soccorso e agli ospedali della zona”. Ma non è tutto. “Come se ciò non bastasse – aggiunge il presidente dell’Ottava municipalità, l’avvocato Angelo Pisani – i continui rallentamenti hanno anche determinato un sostanzioso aumento dell’inquinamento atmosferico, un vero e proprio pericolo per la salute dei residenti”.

Sul territorio oggetto della denuncia, già finita nelle mani del procuratore Giovanni Colangelo e del prefetto Francesco Musolino, sono presenti una ventina di presidi ospedalieri, tra cui il Cardarelli, il Secondo Policlinico, il Monaldi, il Cotugno, il Pascale, nonché case di cure e ville per anziani tra le più note della città. Una concentrazione di strutture che non ha pari nel mezzogiorno d’Italia e che, tenuto conto del boom demografico dell’ultimo trentennio, richiederebbe una serie di interventi (alcuni dei quali già in cantiere) più volte invocati ma mai realizzati.

Già da diversi anni fa, infatti, l’Ottava municipalità di Napoli aveva approntato alcuni studi di fattibilità per la costruzione di una nuova rete stradale, svincoli della Tangenziale e la costruzione di parcheggi d’interscambio e per la sosta ordinaria. “La Tangenziale di Napoli e l’Anas – proseguono all’unisono Passaro e Pisani – riconoscendo l’utilità delle opere pubbliche, hanno iniziato uno studio per la costruzione di una nuova rete stradale denominato “Asse di Gronda” e nuovi ingressi della Tangenziale.

A tal proposito sono stati realizzati anche i saggi geologici. Ad oggi però è tutto fermo e noi chiediamo alla Procura di fare chiarezza ed accertare eventuali omissioni e responsabilità per la tutela dalla salute e dell’incolumità dei cittadini”. Stessa musica, identico refrain, insomma, ascoltato anche sul fronte del completamento del tratto fognario della collina dei Camaldoli, definita dagli esperti ad altissimo rischio idrogeologico.

L’intervento, costato poco meno di 15 milioni di euro (lotto versante napoletano della collina) è stato completato per l’80 per cento: manca ancora il recapito fognario delle acque meteroriche che, secondo il piano originario della Commissione per l’emergenza idrogeologica, doveva sorgere all’interno della cava (ex Poligono militare) che per oltre due anni ha accolto i rifiuti di Napoli e dei comuni di Marano e Mugnano.

Una vasca di laminazione, questo il nome con il quale la definiscono i tecnici, che dovrebbe servire a trattenere e convogliare le acque piovane, la cui realizzazione è però slittata in seguito all’attivazione della discarica di Chiaiano.

Ferdinando Bocchetti

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