Ritorsione del clan

É L’ENNESIMO ATTO ESTORSIVO contro il fondo rustico intitolato alla memoria del grande sociologo Amato Lamberti. Il terreno fu sequestrato e confiscato al clan Simeoli

e concesso in comodato d’uso a una cooperativa di giovani. A qualcuno non piace che si parli di legalità e più che altro si sviluppino pratiche di legalità.

 

Le marmellate, le pesche, la vendemmia e i pranzi conviviali oppure ancora l’adozione gratuita di pezzi di terreno da coltivare. E dopo le buche scavate a mò di fosse cimiteriali, croci e furti di alberi: un nuovo attacco.

Servono 40 mila euro per ricomprare il trattore rubato a metà ottobre con altre attrezzature dal fondo. Per i ragazzi che lavorano quella terra il trattore è un necessario strumento per far produrre i 14 ettari di pescheti e vigneti confiscati alla malavita.

Il terreno è stato affidato in comodato d’uso gratuito fino al 2015 alla Cooperativa Resistenza, nata da (R)esistenza Anticamorra di Scampia e vi lavorano anche molti giovani affidati al gruppo dai servizi sociali.

Molti gli attestati di solidarietà arrivati finora e anche le offerte di aiuto. Ma non bastano: per riprendere a lavorare servono 40 mila euro. Subito.

Luigi Fonderico
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La testimonianza di Ciro Corona (R)esistenza Anticamorra


“Gestiamo il bene confiscato
fondo rustico “A. Lamberti” a Chiaiano che purtroppo ancora adesso è stuprato e non parliamo solo della camorra ma dalla politica degli anni precedenti. É un bene confiscato 13 anni fa al clan Simeoli tra i più potenti e attivi di quella zona. Oltre 14 ettari di vigneti e pescheti insomma un piccolo paradiso terrestre lasciato per 13 anni nella mani della camorra nonostante la confisca. E in quel bene confiscato fino a 10 anni fa si scioglievano persone nell’acido ora ci lavoriamo noi e ci facciamo le marmellate.

Un vero miracolo. Il clan è ancora attivo e non ha perso le speranze di metterci nuovamente le mani sopra. Quel terreno per il clan Simeoli rappresentava l’orticello di casa dell’immenso patrimonio che possiede ancora.

Noi siamo lì semplicemente nel gestire un bene confiscato e stiamo soltanto cercando di dare alternative lavorative e culturali ai ragazzi. Abbiamo firmato un protocollo con il dipartimento di giustizia minorile.

Nel terreno vengono i ragazzi della comunità penale di don Peppe Diana ad imparare un mestiere, vengono lì a lavorare. Quelli che dovevano essere dei nuovi camorristi adesso producono insieme a noi il “Pacco alla camorra”.

 

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