C’è lo sperpero quotidiano di denaro che li rende assuefatti al gioco. La loro “normalità” si trasforma in una malattia. Sono i forzati del gioco d’azzardo. S’indebitano per seguire un sogno assurdo: diventare ricchi. E’ un’illusione di Stato venduta con spot patinati solo per incassare denaro e rovinare esistenze. La lupopatia – l’ossessione compulsiva al gioco – è una malattia sociale, un incubo devastante che porta al suicidio.

I bagni sono presidiati da guardie giurate. Strano, davvero strano.  Mi aspetterei la sorveglianza in prossimità delle casse continue oppure ai banchi da gioco. Invece no. La maggior parte delle sale Bingo che ho visitato impiegano personale della sicurezza per tenere sotto controllo i servizi igienici. Non capisco. E sono curiosa.

L’arcano me lo svela un signore, una settantina d’anni e habituè del tavolo. Prima è restio poi si convince e sussurra: “E’ accaduto che a volte i prestiti le casalinghe li onorano in natura”. Resto sbigottita. Senza parole.

Guardie anti-prostituzione nei bagni
Il senso di schifo comincia ad impadronirsi di me. Sono prevenuta. Avevo immaginato di “visitare” una serie di sale sparse tra Napoli ed i comuni della provincia per capire, conoscere, guardare. Questi casermoni con moquette, luci ad intermittenza, tavolini, sedie e finta socialità cominciano istintivamente a darmi fastidio. Eppure il flusso non si arresta. Mancano dieci minuti alle 21 ed a flotte continuano ad arrivare anziani.

Parliamo ad occhio e croce di persone di età compresa tra i 65 e gli 80 anni. A seguito anche nipotini di pochi anni con carrozzina. C’è un  altro elemento che mi colpisce: in molti casi le persone vengono scaricate da furgoni che sulle fiancate pubblicizzano la sala Bingo. Addetti della struttura “prelevano” a domicilio i giocatori.

Nella maggior parte sono tutti pensionati cioè con un modesto reddito ma sicuro da riscuotere. E’ un mondo assurdo. Addentrarsi mi mette un’angoscia insopportabile. Ciò che mi impressiona sono le strane facce che ruotano attorno ai Bingo. Davanti al locale – praticamente in strada – c’è un’auto ferma con un signore che all’occorrenza fornisce pacchetti di sigarette di contrabbando e bibite. Mentre fuori, all’ingresso principale c’è un tipaccio sempre a telefono con persone in fila che aspettano disciplinati il proprio turno.

Svolgo un po’ di ricerche ed escono storie di usura, di estorsori che s’impadroniscono dei libretti della pensione e delle buste paga attraverso loro finanziarie. Non manca la presenza di esponenti dei clan dentro le compagini societarie dell’industria del cosiddetto divertimento. Non è giocare per piacere, per evadere. Ci troviamo migliaia di persone incastrate nella rete dei ricatti; praticamente appese al cappio.

Si chiama Lupopatia ed è la malattia legata al gioco d’azzardo compulsivo e ossessivo.
Ci sono cliniche e pool di psicologi che affrontano questa patologia in aumento. E’ pernicioso e devastante. Una recente ricerca ha mostrato come la morsa della crisi economica spinge le persone più deboli e influenzabili a cercare le più irrazionali e imprevedibili soluzioni per risolvere i propri problemi. Ci si affida al gioco.

Il bisogno-dipendenza è scatenato dall’angoscia. Si tenta di dare una svolta alla propria esistenza. La speranza si alimenta con l’attesa. Il meccanismo è perverso. All’improvviso si rompe lo specchio e la realtà dirompente riporta indietro le lancette. La lupopatia trascina l’individuo all’atto estremo: il suicidio.

Le cifre parlano chiaro e indicano come scommesse e uso di droga siano sempre più correlate. Altro dato riguarda i giochi d’azzardo: poker on line, slot machine, roulette, blak – jack, gratta e vinci, scommesse sportive interessino ampi strati della popolazione dal pensionato al professionista. A Napoli e nei comuni della provincia la miscela però diventa esplosiva con l’inserimento nel business dei clan. Soldi e affari facili dietro il paravento della legalità con le leggi colabrodo.

Monica Capezzuto

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