NON SI PUO’ ACCETTARE. Non si può più tollerare. Non si può più continuare a far finta che non ci riguardi. Napoli è ostaggio e dominata dalle camorre.

Non riesco a capire e neppure lo comprendo perché questa verità ineluttabile si nasconda sotto il tappeto o troppo presto la si dimentichi. Le immagini dell’attacco e distruzione della “Città della Scienza” stanno facendo il giro del mondo.

Lo stesso giro lo fecero i fotogrammi del massacro di Lino Romano, il giovane che fu confuso sotto casa della fidanzata per un camorrista e annientato in auto con 15 colpi di pistola. La distruzione di sei capannoni per un’estensione di dodicimila metri quadrati sono sotto gli occhi di tutti. Si è scelto di colpire l’unica struttura nata e cresciuta sui suoli dell’ex acciaieria Italsider e diventata patrimonio della città. I clan  – a dispetto di chi pensa che nulla c’entrino con questa storia – vogliono mettere Napoli in ginocchio, distruggerla. A Città della scienza si è trattato di un attentato.

 

Un salto di qualità drammatico e tragico. Sono giunti via mare delimitando e scegliendo con precisione i punti d’innesco del rogo. Una tecnica sopraffina e praticata da gente determinata che sa il “mestiere”. Un’esecuzione perfetta. Le lingue di fuoco sono partite dal lato mare e sono avanzate fin dentro il cuore della Città della Scienza trasformando i sei capannoni in un enorme braciere.

I dipendenti sono rimasti in lacrime (oltre 160 più indotto); alcuni sono restati per l’intera notte a vegliare quei ruderi fumanti divorati dai bagliori del crepitio del fuoco. Non si tratta solo di trovarsi in strada, senza un lavoro, senza certezze, senza più nulla ma è l’ennesima, dolorosa presa d’atto che a Napoli la camorra è un sistema di poteri.

Città della Scienza era e deve tornare ad essere uno dei fiori all’occhiello d’Italia, visitata ogni anno da 350mila persone. Varato agli inizi degli anni Novanta grazie alla Fondazione Idis di Vittorio Silvestrini, vide l’interessamento attivo e infaticabile dei presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e in particolare di Carlo Azeglio Ciampi che ne diede un impulso importante insieme all’allora sindaco Antonio Bassolino.

Nel 2001 poi l’inaugurazione del museo interattivo, un polo scientifico di straordinario interesse di studio diventato in pochi anni punto di riferimento per ricercatori e scolaresche. Il rogo di “Città della Scienza” come  gravità  e   violenza  è   paragonabile  a quello     del   Teatro   “Petruzzelli”   di   Bari.

Occorre fare presto. Occorre che i napoletani si ribellino. Alzino la testa. C’è il rischio che la camorra diventi solo un capro espiatorio. Un paravento. Una scusa. Napoli sta morendo, chi la ama la deve salvare. Basta comizi, basta chiacchiere in formato panna montata. E’ tempo di scelte chiare e coraggiose. E’ il momento del non ritorno. E’ il turno degli onesti.

Arnaldo Capezzuto

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