Il Pd in fiamme: la fuliggine travolge tutti

Le fiamme sono alte. Il fumo ammorba e toglie il fiato. Cosa succede nell’edificio del Partito Democratico? I Dem non trovano pace. Sembra che con la complessa e plebiscitaria elezione di Nicola Zingaretti a segretario del Pd piano piano le cose fossero destinate a ‘normalizzarsi’ dopo la destabilizzante leadership di Matteo Renzi.

Le fiamme sono alte. Il fumo ammorba e toglie il fiato. Cosa succede nell’edificio del Partito Democratico? I Dem non trovano pace. Sembrava che con la complessa e plebiscitaria elezione di Nicola Zingaretti a segretario del Pd piano piano le cose fossero destinate a ‘normalizzarsi’ dopo la destabilizzante leadership di Matteo Renzi.

Il diluvio puntuale si è abbattuto dalle parti del Nazareno. La miccia è lo scandalo del Csm con il magistrato Luca Palamara, leader di una corrente interna, che faceva il bello e il cattivo tempo. Il Consiglio superiore della magistratura, insomma, trasformato in un poltronificio.

Trattative a ampio raggio su posti e incarichi. Al tavolo c’era seduto comodamente anche l’allora sottosegretario e ministro Luca Lotti ovvero la punta avanzata del renzismo. I dialoghi sono stati catturati da un trojan inoculato dagli investigatori nello smartphone dello stesso magistrato perché indagato dai colleghi di Perugia in un procedimento per corruzione. Intercettazioni telefoniche e ambientali dove emerge uno spaccato inquietante che lo stesso Palamara scherzando ma non troppo spiegava ai colleghi : “Se ci intercettano diranno che sono il capo della loggia P5”.

Un giudizio tutto sommato veritiero vista la portata dello scandalo. Nel Csm dove politica e magistratura si univano a dispetto della separazione dei poteri davvero accadeva di tutto e di più. Una sorta di mercato della vacche. Un vero e proprio Suk.

Si decideva a tavolino l’assetto del potere giudiziario promuovendo ai vertici delle Procure magistrati amici e non ostili al potere e si ostacolavano, invece, valorosi magistrati.

E’ uno scandalo pesantissimo che ha indotto alcuni componenti del Csm a dimettersi e spinto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella – tirato in ballo strumentalmente dallo stesso Lotti – a convocare un plenum straordinario per venerdì.

Una brutta storia dove il Partito democratico ne esce a pezzi nonostante gli sforzi di Zingaretti di rivitalizzare e dare smalto a un soggetto politico ampiamente eroso e sempre più nella bufera. La casa democratica brucia. I tizzoni ardenti stanno incendiando la benzina delle varie anime del Pd che approfittando del fuoco vivo aggrediscono e attaccano frontalmente il neo segretario.

La falange renziana accusa Zingaretti di aver scaricato l’ex ministro Lotti e affidato al tesoriere Luigi Zanda il comando del plotone di esecuzione. Insomma, alla vigilia della direzione nazionale convocata per proseguire l’analisi del voto c’è il rischio di una implosione.

La Lega di Matteo Salvini ringrazia. Il Pd e Nicol Zingaretti rischia di restare definitivamente sotto la fuliggine infernale.

Arnaldo Capezzuto

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