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Il timore di uno strappo della Lega mette in allarme il M5S

Ai piani alti del Movimento 5 Stelle è stata allestita una sorta di unità di crisi. Si studiano le mosse della Lega, si setacciano ogni minima dichiarazione, tweet, post e si analizzano comunicati stampa e interviste.

C’è il ragionevole sospetto che il Carroccio trami qualcosa di grosso ovvero che spinga per un clamoroso strappo e punti al voto anticipato approfittando della finestra aperta di luglio.

Rovesciare il tavolo, far restare i Pentastellati con un pugno di mosche e candidarsi per prendersi il Paese forse in alleanza con i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che ormai veleggia all’8 per cento dei consensi.

Il momento della verità si avrà solo tra qualche giorno con il mini rimpasto di Governo. Pare che il leghista Lorenzo Fontana sia stato designato ad accasarsi agli Affari Regionali, ruolo che fu di Paolo Savona poi andato alla Consob.

C’è un timore che serpeggia tra i 5 stelle ovvero che il Carroccio in sede di trattativa con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ponga anche altri nomi sul piatto oppure richieda l’uscita dall’esecutivo di ministri non graditi targati M5S.

Sarebbe una dichiarazione di guerra all’alleato di Governo e socio di maggioranza. I segnali ci sono tutti: ultimi la reazione furibonda di Matteo Savini all’intervista di Vincenzo Spadafora, sottosegretario alle pari Opportunità, dove il capo del Carroccio ne ha chiesto addirittura le dimissioni.

La polemica che rischiava di provocare u incendio è stata subito stoppata da Luigi Di Maio : “Spadafora resta al suo posto. Punto”.

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