Il professore Bellavista minacciato dai clan. Non piacque ai boss il discorso di Luciano De Crescenzo sulla camorra

Il professore Bellavista minacciato dai clan. A svelare l’inedito episodio a distanza di anni è stato l’amico e attore Geppy Gleijeses ricordando Luciano De Crescenzo nella Basilica di Santa Chiara, a Napoli, nel corso delle esequie del grande scrittore, regista e filosofo deceduto a Roma, all’età di 90 anni.

“Per la scena del camorrista, nel film ‘Così parlò Bellavista’, Luciano De Crescenzo venne minacciato dalla camorra. Lui non lo ha mai detto”.

Questo il segreto rivelato da Gleijeses che partecipò al film interpretando la scena, in cui De Crescenzo, nei panni del professor Bellavista, si rivolge a un esattore del pizzo interpretato dal grandissimo Nunzio Gallo inviato dai clan concludendo: “Voi camorristi fate una vita di merda, sicuro che vi conviene?”.

L’episodio del film racconta del titolare di un negozio religioso che avendo la bottega a via Duomo a confine tra due diverse zone sotto il controllo dei clan doveva pagare l’obolo a una cosca e anche ad un’altra organizzazione contrapposta alla prima.

Partendo dal fatto De Crescenzo mostra il modus operandi dei clan sempre più predatoria e poi alla fine decide nei panni del professor Bellavista di parlare direttamente con il luogotenente del clan.

“Sembra strano – dice Bellavista al tizio che vorrebbe il pizzo dal negozio di suo genero – che un napoletano, un uomo d’amore, possa essere così spietato di fronte a un’altra persona: minacciarla di morte solo per motivi di danaro”.

Luciano De Crescenzo, Geppy Gleijeses , Benedetto Casillo e Marisa Laurito

Il camorrista accetta il dibattito e risponde a Bellavista: “Professo’, ma voi dove vivete? Napoli non è più quella di una volta: qua ci sono 200.000 disoccupati che si muoiono di fame”.

E qui il professore non ci sta: “Sentite, a me questo fatto dei disoccupati che si muoiono di fame non mi ha mai colpito! Ai tempi miei non si contavano i disoccupati: si contavano gli occupati, che si faceva prima. Io certi alibi non li accetto. Conosco tanti disoccupati che si muoiono di fame, ma non si sognerebbero mai di andare ammazzando”.

Il camorrista è sorpreso e caccia fuori questa replica: “E si vede quella è gente senza coraggio”.

Al che Bellavista/De Crescenzo si scatena: “Voi siete coraggiosi – risponde con sarcasmo al delinquente –, la notte mettete una bomba sotto una saracinesca e vi sentite degli eroi. Magari a ‘o piano di sopra ci sta nu povero vecchiarello che dorme e che ci appizza ‘a pelle. Ma a voi che ve ne importa? Siete disoccupati, avete l’alibi morale…”.

Ora Bellavista incalza, affonda: “Siete napoletani e ammazzate Napoli. E già, perché ci stanno i commercianti che falliscono, le industrie che chiudono e i ragazzi che sono costretti a emigrare”.

Avrebbe finito, il professore, ma vuole capire meglio una questione, chiede che gli venga tolta una curiosità: “Ah, poi volevo di’ ‘n atra cosa: ma tutto sommato, nun è che fate ‘na vita ‘e merda? Perché, penso io, Gesù, fate pure i miliardi, vi arricchite, però vi ammazzate tra di voi. E pure quando non vi ammazzate tra di voi ci sono vendette trasversali, vi ammazzano le mogli e figli. Ma vi siete fatti bene i calcoli? Vi conviene?”.

Pier Paolo Milanese

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