La strategia furbesca di Renzi per eleggere anche il nuovo capo dello Stato

Qualcosa di grosso è accaduto. L’alleanza granitica scaturita dal contratto di governo Movimento 5 Stelle e Lega, non c’è più. Come neve al sole si è sciolta. Ne ha approfittato Matteo Renzi sempre più furbo stratega.

Ora si sono create le condizioni politiche per la stesura di un nuovo contratto che vede attorno al playmaker dei 5 Stelle una nuova sacra alleanza composta da Pd, Leu, + Europa, il gruppo misto a cui potranno aggregarsi pezzi di Forza Italia.

Una armata compatta e funzionale allo stesso Movimento 5 Stelle che così nel mezzo di un difficile processo politico potrebbe darsi un proprio ruolo e una chiara identità politica.

La Lega ha giocato d’azzardo ed è rimasta con le carte in mano. La corsa a perdifiato di Matteo Salvini si è interrotta bruscamene.

Il capo del Carroccio non ha messo in conto che il Parlamento ha dei tempi e dei passaggi istituzionali obbligati.

Nel marasma chi ha visto oltre e in lungimiranza è stato l’ex premier Renzi che con una mossa del cavallo è riuscito a rompere l’alleanza M5S-Lega, costruire una nuova prospettiva politica, dare una missione al Pd e ultimo ricoprire a tutti gli effetti non il ruolo burocratico di segretario ma di leader assoluto del centro-sinistra.

Nella strategia di Renzi c’è dell’altro: la partita per il Quirinale. Sarà questo Parlamento e non un altro con ogni probabilità ad eleggere il nuovo capo dello Stato.

Sergio Mattarella eletto nel 2015 finirà il mandato nel 2022 cioè un anno prima della normale scadenza della legislatura. Questa pare la partita più importante che vuole giocare l’astuto ex premier.

Chiudere ogni spazio alla destra, marcare la Lega e Fratelli d’Italia e non fargli toccare palla nelle elezione del nuovo inquilino del Quirinale. In realtà il presidente della Repubblica non è solo il simbolo dell’unità del Paese e il custode della Costituzione bensì il centro nevralgico della democrazia e del potere.

Per scegliere il nome, Luigi Di Maio e soci dovranno quindi mettersi d’accordo con qualcuno degli altri partiti, e fino a ieri questo qualcuno era chiaramente la Lega.

Come noto oggi, dopo lo strappo di Salvini, non è più così. Qui entra in gioco il Pd, fino a ieri il più acerrimo nemico dei Cinque Stelle adesso nei fatti più importante degli stessi Pentastellati con il pallino del gioco in mano.

Arnaldo Capezzuto

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