Mes, il premier Conte attacca: “È noto che Salvini non studia i dossier, mi stupisco di Meloni” che replica : “Lei è l’avvocato del popolo non sarà il curatore fallimentare. La manderemo a casa”

“Dalle opposizioni accuse infamanti contro di me che, se fossero vere, dovrebbero costringermi alle dimissioni”.

Il premier Giuseppe Conte è adirato, arrabbiato e non ci sta alla falsificazione dei fatti, alla propaganda becera della Lega.

I sassolini dalle scarpe Conte se li toglie durante l’informativa sul fondo salvastati, in un’aula della Camera arroventata dalle interruzioni di alcuni deputati della Lega e di FdI, riportati all’ordine dal presidente Roberto Fico.

“Del senatore Salvini la cui ‘disinvoltura’ a restituire la verità e la cui ‘resistenza’ a studiare i dossier mi sono ben note – attacca Conte – quanto del comportamento della deputata Meloni mi stupisco nel diffondere notizie allarmistiche, palesemente false”.

“Addirittura è stato detto in molte trasmissioni tv, canali social che i conti correnti degli italiani erano a rischio confisca – sottolinea il presidente del Consiglio – è stato anche detto che il Mes sarebbe stato già firmato, e per giunta di notte. Voglio ricordare che chi è all’opposizione ha compiti di responsabilità”.

E aggiunge: “Mi sembra quasi superfluo confermare a quest’Aula un fatto di tutta evidenza, ossia che né da parte mia né da parte di alcun membro del mio Governo si è proceduto alla firma di un trattato ancora incompleto: nessun trattato è stato infatti ancora sottoposto alla firma dei Paesi europei”.

“Fu il ministro dell’Economia Giovanni Tria – chiarisce Conte – a inviare ai presidenti delle Camere il testo di revisione del Mes”.

La replica è affidata nel corso del dibattito a un agguerrito capo gruppo della Lega Andrea Molinari che accusa, invece, Conte di aver commesso tre gravi violazioni. Ma è Giorgia Meloni, segretaria di FdI a scagliarsi contro il premier.

“Se non ci fossero in mezzo i soldi degli italiani – spiega la Meloni – mi sarei quasi divertita mentre leggeva per 44 minuti dei resoconti parlamentari per smentire il suo stesso governo. Io mi stupisco di lei che parla all’Aula e non si rivolge al suo ministro Luigi Di Maio che pone le stesse questioni che poniano noi dell’opposizione.

“Conte, lei vieni qui e fa la lezione a noi – attacca – mentre invece come premier racconta un sacco di menzogne venendo meno al dovere della Costituzione che prevede l’onore”.

“Il premier ci conferma che il fondo salva Stati si trasforma in fondo salva banche – riflette la Meloni – le banche tedesche sono esposte con i derivati ed i debiti deteriorari. Noi abbiamo salvato le banche con i soldi degli italiani ora vengono i tedeschi e voglio il fondo insomma noi dobbiamo pagare i loro debiti”.

“Lei era un prestanome di un governo impresentabile ora si scopre uno statista – conclude la Meloni – si è presentato come avvocato del popolo e noi non le faremo diventare il curatore fallimentare, la manderemo a casa”.

Più pacato Renato Brunetta (Fi) che invece ha riposizionato Forza Italia a uno spirito collaborativo ammettendo che serve, come è avvenuto in America nell’unione degli Stati, dei meccanismi di protezione economica.

La partita si giocherà il prosimo 11 dicembre con la formulazione del parere da parte del Parlamento. Occorre capire cosa farà Luigi Di Maio e il Movimento 5 Stelle.

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