Vigilante ucciso, il figlio: “Nostro padre non ebbe seconda possibilità”

“Siamo delusi, anzi siamo arrabbiati. È stata concessa un’altra possibilità agli assassini di mio padre per difendersi, mentre lui questa possibilità non l’ha avuta”.

Così, Giuseppe Della Corte, figlio di Francesco Della Corte, il vigilante colpito a morte da tre ragazzi condannati in primo e secondo grado a 16 anni e mezzo di reclusione per omicidio, commenta la decisione della Corte di Cassazione che ha annullato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Napoli.

Amarezza, rabbia, sconcerto da parte dei familiari del vigilanze aggredito dalla stazione della metropolitana di Piscinola in un tentativo di rapina della pistola d’ordinanza.

“Adesso potrebbe anche essere riconsiderata la condanna a 16 anni e mezzo?”, si chiede il giovane.

“Ma la vita di mio padre – continua Giuseppe – non vale 16 anni e mezzo. Questa decisione non ce l’aspettavamo ma forse sono stato ingenuo. Dopo appena dieci mesi dall’omicidio di mio padre è stata concessa anche la festa per i 18 anni a uno dei tre assassini. Ancora non sappiamo il perché di queste concessioni, non ci è stato detto”.

“Dissero che i permessi erano stati concessi nell’ambito di un programma di recupero ma quale recupero si può avere a distanza di dieci mesi da un omicidio?”  – conclude Giuseppe Della Corte -.

La sentenza della Corte di Cassazione in pratica ha disposto contestualmente il giudizio di secondo grado davanti a un’altra sezione e il ricalcolo della pena.

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