Il presidente candidato Ciarambino (M5S) è dipendente dell’Agenzia delle Entrate senza aver sostenuto il concorso pubblico

Valeria Ciarambino, candidato presidente alla Regione Campania, capolista e consigliere regionale uscente del Movimento 5 Stelle si è ritrovata a sua insaputa, dipendente della neo Agenzia delle Entrate – Riscossione (Ader).

Proprio così e senza concorso pubblico. Un record. E pensare che proprio la Ciarambino, conterranea e fedelissima di Luigi Di Maio, un giorno si e anche l’altro predica merito e selezione rigorosa del personale .

Consultando il curriculum depositato presso il Consiglio regionale della Campania alla voce esperienza lavorativa c’è scritto: “Da gennaio 2011 a oggi Equitalia Sud Spa…”.

Un curriculum sicuramente da aggiornare e in fretta, infatti, dal 2017 gli ex dipendenti di Equitalia sono passati in blocco all’Ader, strumento operativo dell’Agenzia delle Entrate acquisendo lo status di dipendenti pubblici, senza aver partecipato a nessun concorso.

La Ciarambino come ex dipendente di Equitalia, la società privata di riscossione, avrebbe usufruito – come tutto il personale – di una legge che in automatico assorbendo il Gruppo ha trasformato i contratti di lavoro da privati a pubblici.

C’è di più, il Movimento 5 Stelle negli anni proprio contro Equitalia ha condotto una vera e propria crociata.

Nel mirino: i metodi aggressivi adottati contro i cittadini morosi per la riscossione dei tributi arretrati con il prelievo forzoso, il blocco dei conti, i fermi amministrativi.

L’urlo disperato dei molti cittadini contribuenti finiti nelle maglie della società privata è stato per primo raccolto a livello nazionale dai Pentastellati e diventato grido di una battaglia politica a elevato consenso elettorale.

I grillini da Pordenone alla Sicilia dichiarano guerra alla Spa.

In Campania, tra le regioni più attive, sorgono tanti sportelli anti Equitalia e non mancano iniziative e manifestazioni di protesta, scendono in campo perfino avvocati volontari pronti a ingaggiare poderose lotte legali.

Certo la contraddizione è dietro l’angolo : mentre si battaglia con furore rivoluzionario a favore del popolo, la stessa Ciarambino nella veste di dipendente Equitalia appena eletta in Consiglio regionale della Campania, legittimamente, si poneva in aspettativa per assolvere il mandato elettorale.

Con passaggi successivi, a cavallo del 2016 e 2017, Equitalia perde il profilo di società privata e il Gruppo diventa a totale capitale pubblico con il 51% dell’Agenzia delle Entrate e il 49% dell’INPS.

Poi la svolta: dal 1 luglio 2017 Equitalia chiude e diventa Agenzia delle Entrate – Riscossione (Ader). Da società privata, insomma, passa a Ente pubblico strumentale dell’Agenzia delle Entrate.

Tutti i dipendenti della ex Equitalia magicamente trasmigrano direttamente nel nuovo Ente e le sedi territoriali restano le stesse, con sede centrale a Roma.

Quelli che erano dipendenti privati selezionati per chiamata diretta oppure attraverso le agenzie interinali, quelli con contratti atipici o di collaborazione alla fine si sono ritrovati, a tutti gli effetti di legge, dipendenti pubblici senza aver sostenuto alcun concorso pubblico e certamente non per colpa loro.

Un aspetto delicato anzi delicatissimo che ha sollevato un nugolo di polemiche.

Alla faccia del più bravo deve andare avanti, del conta il merito e della auspicata selezione pubblica. Si tratta di una grande infornata. Nulla da dire, lo stabilisce la legge ma non tutte le leggi sono giuste.

Il punto è serio anzi serissimo : mentre Equitalia è nata come una società di capitali fondata su una struttura privatistica, il nuovo Ente della riscossione ha, invece, natura di Ente pubblico e, a norma dell’art. 97 della Costituzione, l’assunzione di personale di tutte le pubbliche amministrazioni deve avvenire per concorso.

E su questo ambito la battaglia è serrata tanto è vero che l’associazione Dirpubblica ha posto l’interrogativo al Consiglio di Stato, che con ordinanza n. 3213/2017, ha evidenziato profili di “evidente fondatezza”.

Vicenda imbarazzante. Nulla d’illecito ma a volte forma, sostanza e comizi dovrebbero essere una sola cosa, invece, pare che vinca il solito adagio : “fa’ chello ca dico io ma nun fa’ chello ca facc’io”.

Arnaldo Capezzuto

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