Il presidente Mattarella nomina Ciro Corona a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

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Tra le personalità premiate dal Capo dello Stato c’è anche Ciro Corona, 40 anni, nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: “Per il suo quotidiano e instancabile impegno nella promozione della legalita’ e nel contrasto al degrado sociale e culturale”.

Laureato in filosofia, dal 1998 lavora come operatore sociale nel ruolo di educatore di strada e di comunita’. Socio fondatore, nel 2008, dell’associazione (R)esistenza Anticamorra (di cui è Presidente) e, nel 2012, della Cooperativa sociale (R)esistenza (di cui e’ legale rappresentante).

Cosi’ descrive il suo impegno: “(R)esistenza ha sempre avuto una idea di sociale differente, un sociale non assistenziale ma responsabile. Pensiamo che sia dal basso che si producano gli anticorpi per contrastare malapolitica e camorra. Mostrando alla gente nuovi modelli di sviluppo e generando una possibilita’ di scelta. Quella possibilita’ di scelta che per tanti anni e’ mancata. E’ solo vivendo il territorio che si fa antimafia”.

Attraverso l’associazione gestisce anche il Fondo Rustico Amato Lamberti, il primo bene agricolo confiscato di Napoli sul quale vengono ora prodotti vino, miele, confetture e birra artigianale secondo la logica dell’agricoltura sociale (in particolare, ad esempio, con percorsi lavorativi individualizzati per detenuti).

E’ diventato un punto di riferimento per quanti resistono alla criminalita’ organizzata, ha creato uno sportello anti-camorra ed e’ coordinatore del polo socio-culturale intitolato a Gelsomina Verde, giovane ventiduenne vittima della camorra.

Cosi’ inizia il suo libro “(R)esistere a Scampia (edito nel 2019)”: “Sono nato e cresciuto a Scampia e spero anche di morirci, di morte naturale e il piu’ tardi possibile”.

E’ un libro che denuncia le difficili condizioni di vita di quella periferia napoletana ma che vuole anche mostrare che esiste un’altra faccia della medaglia. Racconta in tal senso: “la camorra non e’ mai entrata in casa mia, nonostante l’avessi cosi’ vicina, nel mio stesso palazzo e in famiglia. (..) non e’ stato facile da ragazzo sfuggire alle maglie della criminalita’ organizzata, alle lusinghe di un guadagno facile e a una strada lastricata di droga e morte. Io ho scelto un’altra strada e come me tanti altri a Scampia. Non ho scelto la strada della camorra e neppure quella della fuga. Ne ho scelto una terza: quella di restare, di resistere ed esistere”.

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