Aste giudiziarie, le minacce della cammora: sei arresti

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Il controllo delle aste giudiziarie. Accade ancora. Attraverso le minacce sono stati obbligati ad abbandonare oppure a pagare una tangente i partecipanti alle aste finiti nella morsa della camorra.

Emerge dalle indagini della Squadra Mobile della Questura di Napoli e del commissariato di Afragola, che oggi hanno notificato sei arresti in carcere e uno ai domiciliari ad altrettanti indagati.

L’episodio più cruento risale allo scorso 25 novembre quando gli estorsori hanno intimidito i partecipanti a un’asta in corso presso uno studio notarile di Napoli affinché desistessero, o in alternativa, versassero un prezzo per l’acquisto.

Immobili, è poi emerso, che si trovano tra Afragola e Casoria, popolosi comuni alle porte di Napoli dove, secondo la DDA, è presente il clan dei Moccia.

La persona aggiudicataria dell’immobile che non aveva ceduto alle pressione degli estorsori fu vittima di un vero e proprio attentato, perpetrato prima con minacce poi con cinque colpi d’arma da fuoco esplosi contro il portone d’ingresso della sua abitazione. Il secondo concorrente, dopo le minacce, è stato costretto a versare 20mila euro.

La seconda asta finita sotto indagine, tenutasi lo scorso 2 dicembre in uno studio professionale di Aversa (Caserta), andò invece deserta a causa delle minacce dei malviventi che così intendevano far calare la base d’offerta.

Il giorno dopo, il 3 dicembre, a subire le intimidazioni del gruppo guidato da Antonio Lucci è stata una persona che aveva acquisito un immobile in un’asta presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

L’arresto in carcere è stato notificato ad Antonio Lucci, Ferdinando Lucci, Pasquale D’Auria, Massimo Gazzerro, Rocco Fatale e Ciro Lucci. Ai domiciliari, invece, Vincenzo Rodondini.

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