Bombe e martelli a percussione per estrarre datteri di mare dalle rocce

Estraevano datteri dai fondali con bombe e martelli. Un’organizzazione criminale che nella loro folle pesca illegale hanno danneggiato i faraglioni di Capri. A documentare il tutto sono stati i militari della Guardia di Finanza.

Per estrarre i “datteri di mare” dalle rocce i sub usavano anche martelli pneumatici e cariche esplosive: emerge dall’indagine durata tre anni che oggi ha consentito al Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Napoli di notificare a 19 misure cautelari ad altrettanti indagati.

I sub lavoravano per conto di due associazioni, una napoletana e l’altra stabiese-caprese, che commercializzavano questo “frutto di mare”, appartenente a una specie protetta, per una clientela d’elite, in grado di pagarlo tra 100 e 200 euro al chilogrammo. Lo scempio dell’ecosistema è stato ritenuto a tal punto grave che, secondo gli esperti, ci vorranno almeno trent’anni per rivedere ristabilito l’equilibro corrotto in quelle località del Golfo di Naoli dove si concentravano le attività di estrazione.

La Guardia di Finanza, oltre alla notifica delle misure cautelari, ha anche sequestrato tre locali commerciali, tra Napoli e Castellammare di Stabia, dove i datteri venivano nascosti prima dell’immissione in commercio, una somma di denaro ritenuta profitto della vendita, due natanti utilizzati per recarsi sui punti di prelievo della specie protetta e tutta la strumentazione adoperata per estrarre il “dattero” dalle rocce.

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