Messa alla Whirlpool, don Battaglia: “Questa Chiesa vuole sporcarsi le mani e lo farò con voi lavoratori e lavoratrici”

“Mentre mi preparavo ho letto una frase molto bella sulla bacheca, c’era scritto ‘la vita di ogni essere umano vale più di tutto l’oro dell’uomo più ricco del mondo’. In questa frase c’è il senso della mia presenza qui oggi”.

La voce dell’arcivescovo di Napoli, mons. Domenico Battaglia è come velluto. Eccolo nello stabilimento della Whirlpool dopo i 350 dipendenti da due anni combattono per mantere il posto di lavoro. Nel salone ci sono cento dipendenti e i loro familiari, anche bambini.

L’alto prelato spiega guardando negli occhi i presenti: “Ho voluto essere qui nel primo giorno della settimana santa. La cosa più importante è stare accanto alla santità delle lacrime che sono sacre e accanto alle infinite croci di oggi dove continua a essere crocifisso Cristo. Qui Cristo continua a essere crocifisso, nella vostra carne e nella vostra vita si ripete la passione di Cristo. Sono qui per stare accanto alle vostre lacrime sacre e portare sull’altare della vostra vita la presenza, la condivisione e il conforto. Su questo altare voglio portare ansie e preoccupazioni del vostro cuore ma anche la speranza e porla nel cuore di Dio”.

Occhi lucidi, commozione e tanta gratitudine per don Mimmo, così vuole essere chiamato, da parte dei lavoratori e dei rappresenanti sindacali.

“Questa Chiesa vuole sporcarsi le mani e lo farò con voi lavoratori e lavoratrici. Solo insieme possiamo fare la differenza, coraggio si continua a lottare stando in piedi e con le mani elevate al cielo, non in segno di resa ma di resistenza sempre” – continua con convinzione don Battaglia -.

“La parola lavoro ricorre 19 volte in Costituzione, secondo solo a legge. Il lavoro deve sfamare, vestire, produrre ma soprattutto a valorizzare la persona, non a umiliarla. Questo era un luogo di grande qualità del lavoro e di serenità tra lavoratori e dirigenti, poi sono subentrate logiche di profitto, so che sono stati fatti accordi per salvataggi poi non rispettati”.

L’arcivesco poi rivolge un appello: “Chiedo alle istituzioni e al governo in particolare come si possono lasciare 340 famiglie senza lavoro, reddito e speranza. E a questi vanno aggiunti i 650 dell’indotto. Come cancellare un questa fabbrica che era un modello e di cui governo aveva finanziato ammortizzatori sociali. La Chiesa di Napoli è accanto a voi e condivide la vostra sofferenza e chiede che si cerchino senza indugio strade per trovare una soluzione per riaccendere la speranza nei vostri occhi”.

A fine celebrazione dai lavoratori della Whirlpool sono stati consegnat all’arcivescovo tre doni: una divisa con la scritta ‘Napoli non molla’, spiegando che è per loro “simbolo di sacrificio e dedizione al lavoro che da sempre accompagna la nostra vita. Con essa ti offriamo le incertezze, le paure e le lacrime che tutti i giorni condividiamo insieme, come una grande famiglia”.

Poi sono state consegnate a don Mimmo le scarpe da lavoro, con le quali “abbiamo camminato lungo le strade dei tanti riconoscimenti ricevuti, ma anche – hanno spiegato – delle proteste e delle numerose battaglie che affrontiamo”.

Infine, uno striscione “simbolo della forza, della resistenza e del coraggio nell’affrontare questo difficile momento, ma anche segno di speranza in un cambiamento per noi e per il Paese intero”.

L’arcivescovo, al termine della celebrazione eucaristica, si e’ recato nel parcheggio della fabbrica incontrando gli operai. La figlia di una lavoratrice, avvicinata dal monsignore, ha lasciato volare in cielo dei palloncini pasquali di colore bianco e giallo.

“Le parole dell’arcivescovo ci trasmettono la speranza di cui abbiamo bisogno in questo cammino. Sappiamo che abbiamo una strada non facile davanti, anche a causa dello scenario pandemico”. Lo ha detto Vincenzo Accurso, lavoratore Whirlpool e rsu Uilm, al termine della messa celebrata nella fabbrica

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