Aggredito e picchiato davanti alla discoteca : fermati i rampolli di appartenenti al clan Moccia

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Senza alcun motivo forse per uno sguardo mal interpretato Giuseppe d’Agostino, 23enne di Giugliano ha rischiato la vita. Un gruppo di quattro persone l’ha affrontato davanti a una discoteca di via Campana a Pozzuoli e dopo averlo aggredito gli ha scagliato un fendente all’addome.

Sono stati i medici dell’ospedale Santa Maria delle Grazie a salvargli la vita. Il fatto è accaduto all’uscita del locale nella notte tra sabato e domenica dello scorso 19 novembre, oltre al 23enne è stato ferito in modo più lieve anche un suo amico che lo accompagnava.

A distanza di un mesela polizia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Gianluca Forte; Antonio Nobile; Domenico Di Micco e la misura degli arresti domiciliari per Luigi Forte per i reati di tentato omicidio e lesioni aggravate in concorso. Il provedimento della magistratura ha seguito le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Napoli e dai Commissariati di Pozzuoli ed Afragola.

Gianluca e Luigi Forte sono figli di Giovanni attualmente detenuto per reati associativi di stampo camorristico, in quanto ritenuto contiguo al “Clan Moccia” attivo ad Afragola. Antonio Nobile è figlio di Raffaele attualmente detenuto per reati associativi di stampo camorristico in quanto ritenuto contiguo allo stesso Clan Moccia.

Il giovane non appena uscito da coma aveva lanciato un appello tramite il deputato Francesco Emilio Borrelli che aveva contattato personalmente. “Potevo morire senza motivo. Una serata in discoteca mi poteva costare la vita. E’ impensabile che esista gente che decida di uscire di casa armata fino ai denti. Non ne capisco la ragione, nessuno deve arrogarsi il diritto di decidere della vita o della morte di un altro. Chiedo solo un aiuto a chi era li e li ha visti o li riconosce. Queste sono bestie e devono marcire in galera”, queste le parole di Giuseppe.

“Giuseppe è vivo per miracolo, il fendente a due centimetri dal cuore poteva essere fatale. Svegliatosi dal coma non si è mai capacitato dell’aggressione subita, scatenata per uno sguardo di troppo, e del fatto che il branco, armato di coltello e mazze da baseball, poteva tornare a colpire. È un bene che siano stati presi però dobbiamo domandarci: quante vittime ancora dovranno rischiare o perdere la vita prima di intervenire in modo drastico sui rampolli dei clan che nel 90% dei casi seguono le orme della famiglia? A quanti genitori farabutti e camorristi dovremo permettere di addestrare i figli in modo da diventare nuovi criminali assassini esponenti dei clan?” conclude il deputato Francesco Emilio Borrelli dell’Alleanza Verdi Sinistra.

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