Napoli Est, speculation. Mani sulla città/2

Non  è casuale che Napoli Est sia diventato l’ombelico della città. Del resto le aziende di Marilù Faraone Mennella, quelle di Ambrogio Preziosi, ma anche quelle che fanno capo ad Anna Normale, consorte di Andrea Cozzolino, deputato europeo Pd e vincitore delle  contestatissime primarie a sindaco di Napoli poi annullate abbiano investito miliardi di euro per avviare progetti di recupero e riqualificazione del territorio.

Il sindaco de Magistris sapientemente – in questi mesi – con atti amministrativi e forzature a senso unico sembra voler garantire tutti: imprenditori e costruttori con le mani in pasta proprio nell’area Orientale.

Un esempio il “no” alla costruzione dell’inceneritore a Ponticelli è stato fatto passare come il cardine della rivoluzione arancione che crede nei rifiuti zero. Bravo, bene, bis. Se per convinzione legittimamente si è contro la logica dei termovalorizzatori allora perché si tace per quello di Giugliano oppure si mandano navi stracariche di spazzatura in Olanda? Misteri arancioni.

Non è casuale – ad esempio – che il piano nazionale per rilanciare l’economia e l’occupazione voluto dal ministro Corrado Passera e rivolto alle città veda Napoli destinataria di 55 milioni di euro tutti da spendere per progetti presentati dal Comune di Napoli che insistono nell’area Est.

Coincidenze? Boh! Sono tre grandi i comparti dell’area orientale dove s’interverrà: riqualificazione delle strada lungo il confine portuale e delle aree della Marinella, miglioramento del sistema del trasporto pubblico, restauro di edifici di archeologia industriale come l’ex Corradini e dell’area di San Giovani a Teduccio.

Il perimetro degli interventi tocca il porto, il Centro Direzionale (ampliamento primo lotto realizzato da Mededil negli anni 75 e 80), Vigliena (previsti un ristorante, spazi commerciali, uffici di servizio, accoglienza). Si tratta di un riassetto urbano e di sicurezza per circa 3, 5 chilometri dal Ponte di San Giovanni a Teduccio fino a piazza Municipio.

I costruttori amici del sindaco si leccano i baffi, gli altri fanno opposizione frontale.  “Riteniamo che Napoli Est possa rientrare a buon diritto tra le migliori pratiche di riqualificazione urbana da esportare, come modello, anche in altri contesti territoriali – dice un emozionatissimo Rudy Girardi, presidente Acen – nell’area sono concentrati più di due miliardi di investimenti privati a fronte dei quali riteniamo fondamentale un supporto pubblico per determinare le migliori condizioni di contorno”. La fettona di torta fa gola, c’è poco da fare.

Chi ha puntato e sponsorizzato in solitudine la candidatura dell’ex pm a sindaco di Napoli incassa le cambiali. E’ un gratta e vinci che per adesso promette una buona rendita ma anche in futuro: c’è da finanziarie un nuovo progetto politico.

La dote-progetto Naplest è un film già visto: costruttori in bolletta, professionisti delle brutture edilizie, comitati d’affari, speculatori, amici degli amici come avvoltoi trasformano progetti e finanziamenti nell’ennesima occasione perduta. E’ la storia di Napoli. Torna le mani sulla città, torna il “Regno del possibile”.

Pier Paolo Milanese

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