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Chi ha visto Memus? Giù il sipario3

E’ stato inaugurato quasi un anno fa (sabato 1 ottobre) dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della prima e unica mostra  “Opera ad arte”  curata dai professionisti della ‘grande famiglia’ del San Carlo (Laura Valente, Nicola Rubertelli, Giusi Giustino e Giulia Minoli).

Il nuovo nato si chiama MeMus, (acronimo di Museo & Musica)  il Museo e archivio storico del Teatro San Carlo istituito e controllato dall’omonima Fondazione dopo le modifiche statutarie.

Una creatura voluta fortemente da Salvo Nastasi quando era commissario straordinario del Massimo partenopeo e contemporanea- mente  (sarà sostituito ad inizio del prossimo mese) potente capo gabinetto del Mibac e direttore generale dello “Spettacolo dal vivo” nonché ora consigliere (quota Regione Campania) del nuovo consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro di San Carlo nell’era de Magistris.

Tra i professionisti coinvolti nel Memus come anche in altri progetti targati San Carlo c’è Giulia Minoli, figlia del famoso papà Giovanni e più che altro moglie di Salvo Nastasi. Ucci, ucci sento odor di castuccia. Alla signora Nastasi – guarda caso – è stato affidato (decideva il commissario straordinario ovvero il marito) il coordinamento ed i progetti speciali del teatro San Carlo. Che coincidenza!

Ma tra frizzi e lazzi il Museo non decolla. La mostra “Opera ad arte” ormai vecchia di un anno è stata prorogata fino al 2 giugno e dal sito web http://www.memus.org/ non sembrano emergere grandi novità anzi la sensazione è di un museo morto prima di nascere.

Contraddizione e dubbi che già qualche mese dopo l’inaugurazione di Memus ha spinto due senatori Luigi Compagna e Diana De Feo entrambi del centro destra a presentare una interrogazione a risposta scritta 4/06395 – seduta n.642 dove chiedono al Ministro per i beni e le attività culturali – “Seppur recentissimamente inaugurato alla presenza del Capo dello Stato il cosiddetto Museo del Teatro di San Carlo non sembra idoneo a rientrare in quel che, lessicalmente e non solo, si intende come museo; esso tende a caratterizzarsi come ricognizione di una storia tutta virtuale e non come percorso espositivo di reali testimonianze e cimeli storici; in particolare, di una significativa raccolta privata di documentazione varia, risalente all’epoca che va dagli anni pre-unitari a quelli immediatamente successivi alla fondazione della Repubblica, che pur era stata oggetto di apprezzamenti da parte di una ‘commissione di esperti del Teatro’ ed aveva suscitato vasta eco storiografica sulle pagine dei giornali napoletani, nulla è stato accolto nel Museo; perché il prestigio del San Carlo possa davvero conferire dignità al Museo del San Carlo, si chiede di sapere: se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quali siano stati gli organi tecnico-scientifici che hanno concorso a realizzare il Museo;  se non ritenga opportuno proporre ad essi di aggiungere all’odierna articolazione del Museo una più concreta raccolta di reali testimonianze e cimeli storici e di accrescere così gli spazi espositivi; se non ritenga opportuno in tal senso coinvolgere eventualmente anche altri organi tecnico-scientifici e stimolare comunque, a favore di un miglior allestimento del Museo del San Carlo, una più intensa collaborazione anche di collezionisti privati e del mondo internazionale della lirica”.

© Riproduzione riservata
www.ladomenicasettimanale.it

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