La sai l’ultima? “C’erano un turista, un napoletano e la circumvesuviana”

Una serie di domande, non tutte retoriche: fino a quando l’ironia riuscirà ad arginare la rabbia di chi subisce i cronici disagi della Circumvesuviana?

Tra mezzi fatiscenti, vandali, treni deragliati, ritardi, guasti e soppressioni, la circumvesuviana sta raggiungendo di diritto uno stato di leggenda comica in stile tragicommedia napoletana, con la conseguente ilarità del mondo del web che ha dedicato al fenomeno ‘circumvesuviane’ varie fan page e gruppi di satira su facebook.

Basta chiedere a qualche dipendente qual è lo stato di salute di questi treni e le risposte si susseguono amaramente con una cantilena simile “Soldi investiti male”, “Ritardi persistenti”, “Noi siamo le prime vittime”, “Ormai combattiamo ogni giorno con viaggiatori inferociti”.

Borseggi, collassi dovuti al calore, infiniti problemi per pendolari lavoratori e turisti. A chi bisogna chiedere per ragionare su queste trasferte in cui le persone viaggiano stipate?

Quando saranno sperimentate in prima persona, da parte di chi detiene il controllo, queste esperienze giornaliere, ormai denunciate in ogni modo possibile da un enorme bacino di utenti?

E poi, a che serve andare a caccia di interviste ai grandi personaggi quando le notizie più assurde le raccontano semplici cittadini? Stazione di Portici Bellavista: “Chiedo scusa, lei da quanto sta aspettando la vesuviana?” – “Da quasi un’ora guagliò!” – “Un’ora? Ma c’è qualche sciopero?” – “C’è che anna fa una lamp!”, è forse il caso, per i lettori di Bolzano, tradurre la risposta che in dialetto napoletano è stata gentilmente concessa dall’anziano e sudato passeggero in attesa “C’è che dovrebbero soltanto darsi fuoco!”.

Appena dopo l’ingiustificabile invito, il dialogo attira l’attenzione di un turista: “La mia storia è assurda”, ci tiene a raccontarla : “Due giorni fa decido di andare a Pompei con mia figlia, mi avevano avvisato della possibilità di riscontrare problemi con questo treno ma ho pensato che le complicazioni non sarebbero state così insostenibili. Obliteriamo il biglietto per Pompei dalla Stazione Terminale di Napoli, passando i tornelli non mi accorgo che mia figlia stava anch’essa passando i tornelli, ma con alle spalle non uno ma ben due ragazzi incollati dietro di lei! I dipendenti iniziano a gridare, così fortemente che ci siamo spaventati”.

Fin qui niente di nuovo, purtroppo, ma la storia continua: “Ci basta poco per accorgerci che c’erano troppe persone ad attendere. Domando a un addetto l’orario di partenza del treno e mi viene risposto che ci sono dei ritardi e che bisogna attendere l’uscita degli orari sullo schermo.
Credo vivamente di non aver mai atteso così tanto”.

“Con lo stesso tempo di attesa, prendendo il treno alta velocità, saremmo arrivati a Roma! Finalmente il nostro treno è annunciato, saliamo su questo convoglio fatiscente che si affolla in pochi secondi. Dopo due minuti una puzza insostenibile e chiedo ad un signore di fianco a me se almeno sarebbe stata accesa l’aria condizionata. La mia frase è stata ascoltata da troppi e ho regalato a quei signori una bella risata di gruppo come se stessi chiedendo l’oro”.

A questo punto è possibile immaginare che la storia sia finita qui e invece no: “Perché non parte? Domando. Dopo qualche minuto un altoparlante ci avvisa che quel treno non partirà perché guasto, ne segue un invito a cambiare binario. Tutti a correre, come pazzi frenetici, verso un altro binario dove troviamo il treno nuovo. L’aria condizionata c’è ma ci sono pochissimi posti a sedere. Poco grave perché io e mia figlia eravamo già rassegnati all’idea di restare in piedi durante il tragitto. Siamo arrivati a Pompei già stanchi, ora sono a Portici perché mia figlia è ripartita ma qui ho amici ai quali ho fatto visita”.

Il vecchietto di prima nell’ascoltare la storia interviene mortificato: “Incredibile, che vergogna! Noi non siamo passeggeri, siamo reduci di una guerra politica. Ci vuole una rivoluzione, una rivoluzione! Le chiedo scusa a nome dei napoletani. Almeno però al ritorno da Pompei è andato tutto bene, spero”.

Il turista sorridendo spiega: “La mia storia non era terminata! Al ritorno, dopo una corsa soppressa, arriva il treno e noto che i banner digitali segnalano stazioni sbagliate con fermate di tutta un’altra linea, assurdo; verso Torre del Greco poi, il treno ha iniziato a cacciare fumo con una terribile puzza di freni, e non so se terrorizzava più questo o la rissa tra tre ragazzini nei corridoi! Nessuno è intervenuto ma per fortuna con frenate a singhiozzi siamo arrivati a destinazione” – “Ma questa è una barzelletta!” esclama il vecchio napoletano.

Intanto, finalmente la circumvesuviana in ritardo arriva a Portici. Le porte si aprono, troppa folla, impossibile entrare, il vecchio non sorride più, torna serio e strepita riferendosi al turista: “No duttò, tenite ragione, altro che barzellett, tutt chest è chiù squallido di una barzelletta, chest è a realtà!”.

Amedeo Zeni

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