Racket alla pizzeria ‘Di Matteo’, condannati esponenti del can Sibillo

Chiesero il pizzo alla storica pizzeria di via dei Tribunali ‘Di Matteo’ oggi sono stati condannati. Grazie alla denuncia e all’inchiesta della Dda Napoli dopo il blitz che ha portato in manette gli estorsori del clan Sibillo oggi c’è stata la condanna da parte del Tribunale di Napoli.

Si è conluso in primo grado il processo a carico di esponenti del clan Sibillo che in una strategia di espansione avevano tentato di imporre la legge del racket a tutti i commercianti del centro storico di Napoli. Chi non avesse pagato la tassa della tranquillità avrebbe subito ritorsioni.

“La condanna in primo grado ad esponenti del clan Sibillo per i fenomeni estorsivi ai danni della storica pizzeria Di Matteo rappresenta una vittoria della città e del suo fare sistema tra parti sane e virtuose – spiega l’assessore all’Avvocatura Monica Buonanno – L’Amministrazione, costituitasi parte civile in sede dibattimentale insieme ad alcune associazioni di categoria, sottolinea come sia necessario denunciare ogni fenomeno estorsivo e di prevaricazione”.

“Nel fare sistema la città dimostra come la camorra debba  e possa non essere culturalmente egemone, nel centro storico come nelle periferie. Il centro antico che in questi anni ha visto una fase espansiva per il commercio e il turismo non è terreno di conquista per fenomeni criminali, il nostro plauso va ai commercianti capaci di denunciare come alle autorità investigative altrettanto capaci a loro volta di verificare in tempi rapidi episodi criminosi e di monitorare costantemente le velleità delinquenziali che si verificano sui nostri territori” – conclude l’assessore a nome dell’Amministrazione comunale di Napoli.

Sono 35 in totale gli anni di carcere inflitti dal gup del Tribunale di Napoli Tommaso Perrella nel processo che si è svolto con rito abbreviato.

Giovanni Ingenito e Giovanni Matteo sono stati condannati a 10 anni a testa, Giosuè Napoletano, invece a 8 anni mentre Vincenzo Sibillo, padre di Pasquale e del defunto Emanuele, boss della cosiddetta ‘Paranza dei bambini’, è stato condannato a 7 anni. Sono tutti accusati di estorsione e tentata estorsione aggravata dalla modalità mafiosa.

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