HIV da una patologia letale ed invalidante trasformata in malattia cronica

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Tutti i progressi nella ricerca per la cura dell’HIV sono stati illustrati dagli specialisti dell’Ospedale Cotugno, vera eccellenza campana nel trattamento delle malattie infettive, centro di riferimento regionale per meningiti ed encefaliti cui fanno riferimento anche gli altri ospedali della zona.

Dalla mortalità certa degli anni ’80 alle cure attuali con somministrazioni sempre più distanziate nel tempo, le nuove terapie dell’HIV sono compatibili con i farmaci presi da pazienti avanti negli anni, sono molto meno tossiche e garantiscono una miglior qualità della vita al paziente oltre ad avere una aspettativa di vita uguale a quella di chi non è malato.

Terapie sempre più vicine alle esigenze del paziente, meno farmaci da assumere quotidianamente, meno effetti collaterali e uno stile di vita “normale”, quasi uguale a quello di chi non è sieropositivo. Sono le nuove frontiere della ricerca sull’HIV di cui si parla a Napoli in occasione del III Workshop Nazionale “Hot Topics in Infettivologia” che si è svolta al Hotel Royal Continental.

Scopo del convegno è stata la presentazione delle più significative novità nel campo delle malattie infettive ad un pubblico di specialisti interessati. La ricerca infatti ha fatto passi da gigante e con le terapie attuali l’aspettativa di vita di chi è sieropositivo è quasi sovrapponibile a quella di chi non ha contratto l’infezione; inoltre le molecole a disposizione oggi riducono quasi a zero gli effetti tossici nel lungo periodo e hanno diminuito drasticamente il numero di farmaci da assumere.

Se con l’attuale standard terapeutico infatti le persone con HIV assumono tre o quattro farmaci ogni giorno, il presente è già caratterizzato dal regime a due farmaci -noto con la sigla internazionale 2DR- ed il futuro si annuncia particolarmente interessante, grazie alla presenza di studi molto avanzati per associazioni a due farmaci da somministrare per via intramuscolare ogni 1-2 mesi.

Centrale, in ogni caso, è il ruolo dell’Infettivologo, attore principale nelle scelte diagnostiche e terapeutiche sia a livello ospedaliero che territoriale.

“Questo convegno ha spaziato su tutte le problematiche dell’infettivologia – afferma Rodolfo Punzi, Direttore Dipartimento Malattie infettive e Urgenze Infettivologiche: dall’HIV alle patologie epatiche fino ai trapianti di fegato, dalla cura per la tubercolosi all’antibioticoterapia e all’antibioticoresistenza. Cinque divisioni coinvolte nel convegno, per dimostrare la grande sinergia esistente nella nostra struttura”.

“A livello nazionale – spiega Vincenzo Sangiovanni, direttore U.O.C. Infezioni sistemiche e dell’immunodepresso – l’infezione da HIV non dà segni di flessione perché purtroppo la soglia di attenzione calata rispetto agli esordi della malattia. In Italia registriamo 3500-4000 nuovi casi all’anno; in Campania solo nell’ambito del Polo Infettivologico rappresentato dall’Azienda dei Colli e dal Complesso Ospedaliero Cotugno seguiamo circa 2200 pazienti e registriamo 100-120 nuovi casi annui. Nelle altre strutture ospedaliere ne registriamo nel complesso circa 50-60”.

“In Italia la malattia è arrivata nella metà degli anni ’80 – conferma Elio Manzillo, Direttore U.O.C. Immunodeficienze e malattie dell’emigrazione –. I primi farmaci con cui siamo riusciti a fronteggiarla nella seconda metà degli anni ’80 sono stati gli NRTI che ancora oggi sono utilizzati. La mortalità da HIV oggi è crollata al punto che oggi muore solo chi non sa di avere l’HIV o chi non si sottopone regolarmente alla terapia”.

“Le numerose e recenti acquisizioni scientifiche– conclude Vincenzo Esposito, Direttore U.O.C. Immunodeficienze e Malattie Infettive di Genere – hanno dunque drasticamente modificato l’aspetto dell’infezione da HIV, trasformandola da una patologia letale ed invalidante ad una patologia cronica”.

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