Caso di lupara bianca: ergastolo per la boss in gonnella e consorte del padrino Belforte

Una passione. Stavano insieme. Una relazione clandestina dalla quale nasce nel 1978 una figlia. Lui sposato e capo di un clan importante non riconobbe il nascituro.

Trascorrono anni e anni improvviso il richiamo del sangue. Ricompare e comincia a farsi carico di tutte le spese in grande segreto. Ma la moglie lo scopre. Questa volta non lo perdona. Aveva giurato di stare lontano da quella donna. L’ira è funesta.

Allora ecco il patto: quella ragazza di 13 anni avuta da una relazione extraconiugale a tutti gli effetti avrebbe fatto parte della famiglia insieme agli atri legittimi figli.

Per la donna, l’amante, invece, fu decretata la condanna a morte: un caso di lupara biancha. Una storiaccia di camorra che è emersa dalle tenebre. L’epilogo oggi quando gli agenti della squadra mobile di Caserta hanno stretto le manette ai polsi di Maria Buttone, moglie di Domenico Belforte, boss della storica cosca con roccaforte a Marcianise.

La donna il 19 dicembre dell’anno scorso è stata condannata all’ergastolo del gup partenopeo per l’omicidio di Angela Gentile, avvenuto nell’ottobre 1991, mentre il marito a 30 anni; inoltre, per lei, il gup ha emesso anche una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso riconoscendola effettiva reggente almeno dall’aprile 2016 all’agosto 2017.

Angela Gentile è un caso di ‘lupara bianca’. La donna era stata per lungo tempo una fiamma di Domenico Belforte e da lui, nel 1978, aveva avuto anche una figlia. Il ras, tuttavia, non aveva mai riconosciuto la neonata.

Nel 1991, quando ormai la ragazza aveva 13 anni, il boss si era riavvicinato ad Angela Gentile al punto da offrirle anche alcuni contributi economici scatenando le ire della moglie, che minaccio’ di lasciarlo portando con se’ i loro figli se lui non si fosse disfatto dell’ex amante.

Maria Buttone in cambio avrebbe accettato di crescerne la figlia presso la loro casa. Il patto fu rispettato; Domenico Belforte uccise Angela Gentile e ne fece sparire il cadavere e la moglie ha cresciuto la figlia dell’altra donna. Maria Buttone ha poi continuato a gestire il clan in nome e per conto del marito Domenico, con massimo potere decisionale, coltivando le attivita’ estorsive.

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