Il pronto soccorso dell’ospedale Santobono intitolato a Sergio De Simone, bambino usato come cavia umana dei nazisti

Il pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Santobono di Napoli è stato intitolato a Sergio De Simone, giovanissima vittima dell’Olocausto. Il piccolo a soli 7 anni fu deportato in un campo di concentramento e sottoposto a pratiche disumane.

Sergio fu l’unico italiano tra i bambini europei selezionati dai nazisti come cavie umane da usare per gli esperimenti medici del tedesco Kurt Heissmeyer.

Tutti i bambini uccisi dalla barbarie nazista avevano tra i 5 e i dodici anni. De Simone, napoletano, era nato al Vomero, il quartiere dove ha sede l’ospedale Santobono.

All’interno del pronto soccorso del nosocomio pediatrico, questa mattina il direttore generale Rodolfo Conenna e il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca hanno scoperto una targa dedicata al bambino.

“Il piccolo Sergio De Simone – si legge – deportato ad Auschwitz fu sottoposto a pratiche disumane, grottescamente spacciate per esperimenti scientifici, a causa delle quali perse la vita”.

“Per la nostra azienda è un onore e un dovere continuare a tenere viva la memoria intitolando il pronto soccorso dell’ospedale Santobono a Sergio De Simone”.

“In un luogo in cui si offre a tutti i bambini, indipendentemente dalle loro condizioni e credo, aiuto e cura, assume maggiore valore simbolico ricordare coloro cui ciò venne negato e per i quali la piu’ umana delle pratiche, la cura dei piccoli, fu tramutata in orrore e tortura. L’assistenza e la ricerca siano sempre fonte di speranza e di amore, antitesi dell’odio e della discriminazione”.

“Sergio De Simone – così lo ha ricordato il governatore De Luca – è stato torturato in un campo di concentramento e sottoposto a esperimenti disumani. È un piccolo martire che deve ricordare, in questo luogo di cura e umanità, la battaglia per difendere i valori umani fondamentali. Ricordiamo che tutto questo è successo solo 75 anni fa”.

“Abbiamo una società – ha aggiunto – nella quale registriamo una pulsione verso atti di violenza di intolleranza anche nei più giovani e giovanissimi. A volte vediamo episodi di aggressione di bambini ad altri bambini, magari disabili e coetanei, come di recente accaduto nel nostro Paese. Dobbiamo fare in modo che, a partire dalle famiglie, la memoria di queste tragedie non vada perduta. Riconfermiamo oggi, dopo il 25 aprile, il nostro impegno a difesa dei valori di umanita’ contro ogni forma di barbarie”.

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