Ospedali spesso sotto l’influenza dei clan. La forza di condizionamento della camorra per costruire corsie preferenziali e avere favori per avere assistenza sanitaria. Ti occorre un ricovero se appartieni al clan medici, infermieri e personale si mettono a disposizione. Nessuna prenotazione, nessuna lista d’attesa e quanto meno prescrizioni mediche. Questo il sistema a cui erano costretti a sottostare un a parte di medici e personale sanitario dell’ospedale San Giovanni Bosco. Mediatori, spicciafaccende, facilitatori, gente che con nessun titolo sembravano ‘impiegati’ dell’ospedale, volti familiari che nei fatti godevano di rapporti e relazioni nel nosocomio e potevano usufruire di canali preferenziali. In particolare il clan Contini utilizzava il nosocomio anche come dependace per incontri di camorra. A scoprirlo la Direzione Distrettuale Antimafia che ha richiesto 11 ordinanza di custodia cautelare.
Ospedale come terra neutra dove resisteva un patto criminale tra l’Alleanza di Secondigliano e il clan Mazzarella, nonostante siano storici e giurati nemici. I carabinieri e la Dda hanno inflitto un duro colpo alla cosca guidata da Eduardo Contini, attualmente detenuto e che ha il controllo totale del territorio del Vasto. Oltre alle manette sono scattati dei sequestri patrimoniali legati a quote societarie e partecipazioni del clan. Le accuse vanno dall’associazione di tipo mafioso e di trasferimento fraudolento di valori, commessi con la finalità di agevolare il clan Contini, famiglia che insieme ai Mallardo e ai Licciardi compongono il direttorio dell’Alleanza di Secondigliano. Le indagini sono cominciate nel dicembre 2021 e l’attenzione è stata puntata sui Contini notoriamente esperti di gestione e diversificazione economica dell’Alleanza di Secondigliano.

Esponenti del clan avevano intestato due società di noleggio auto a soggetti prestanome, reclutati e remunerati allo scopo, al fine così di sottrarsi ad eventuali provvedimenti di sequestro. Ma nel mirino della cosca c’era proprio l’ospedale San Giovanni Bosco dove sono emersi rapporti di condizionamento del clan nella gestione del nosocomio. Otto indagati sono destinatari della custodia cautelare in carcere, dei quali uno risulta già detenuto per altra causa, e tre agli arresti domiciliari. A rendere robusta l’indagine anche il contributo di alcuni pentiti. In particolare Teodoro e Giuseppe De Rosa, definiti dagli inquirenti “importanti partecipi del clan Contini, vicini ai capi con ruoli di elevata fiducia e soprattutto titolari di impensabili e preoccupanti influenze mafiose all’interno dell’ospedale San Giovanni Bosco, in ragione della gestione del bar e del ristorante siti nella struttura”.
Il loro racconto tracciò una “desolante mappa di controllo camorristico del nosocomio pubblico, che va dall’utilizzo della struttura come luogo di incontri mafiosi o di ricezione di pagamenti usurari ed estorsivi – si legge nel provvedimento che ha accolto i verbali dei collaboratori – al controllo delle visite mediche e degli interventi chirurgici, con la compiacenza o la sottomissione del personale, in violazione di qualsivoglia regola interna; dai favoritismi illeciti al clan per false perizie o falsi referti al controllo del clan sulle ditte esterne appaltatrici di servizi vari, primo dei quali quello di pulizia”.















































































































































































