Colpire i patrimoni dei boss. Impoverire i clan. Mettere le mani dello Stato sul malloppo e asciugare i guadagni a tanti zeri della criminalità organizzata. Il capo della Procura di Napoli Nicola Gratteri pochi giorni dopo insediatosi lo disse chiaramente: “Rafforzerò i gruppi delle indagini patrimoniali e informatiche. Ai clan dev’essere tolto il patrimonio e le fonti di approvvigionamento della droga, i narcos”. Una strategia che dopo mesi comincia a dare i sui frutti.
Sequestri sul dark web, confisca di bitcoin, arresti di narcos in pianta stabile in Sud America ora il primo maxi sequestro di soldi in contanti. Un patrimonio che aimenta il welfare criminale quello delle ‘mesate’ per le famiglie degli affiliati e per garantire i servizi come le spese legali per chi è dietro le sbarre e indurlo a non collaborare con le istituzioni.

Quattro milioni di euro di contanti sono stati trovati in un bunker di Agnano. Non solo contantima anche 48 orologi e un diamante da 10 carati, tutti a casa di Luca Esposito, genero di Patrizio Bosti, due giorni fa inchiodato in cella che si autodefiniva “una gallina dalle uova d’oro” e che era in grado di “impastare” altre persone nella organizzazione.
Dodici le persone indagate che si occupavano di reinvestire i proventi in attività apparentemente pulite. C’è un filone di insospettabili che ha ripulito soldi e proventi di racket e droga. Spiegano gli inquirenti: nonostante il carcere duro, i vertici della Alleanza di Secondigliano continua a mandare ordini.

Nel corso della conferenza stampa in Procura, Nicola Gratteri conferma le sue perplessità in materia di carcere duro e di rapporti tra pezzi della borghesia e la camorra. In sintesi, il procuratore di Napoli ricorda che i boss continuano a imporre ordini nonostante il regime di 41 bis: “Bisognerebbe andare a ritroso e capire di chi è la responsabilità, chi ha autorizzato una serie di concessioni che rendono – di fatto – il carcere duro come un sistema a maglie larghe dove chi è ristretto da anni continua a dettare ordini all’esterno” denuncia Gratteri e poi sferra una stoccata a pezzi della borghesia napoletana “Non c’è camorra senza consenso; il potere mafioso si nutre di consenso; quando sono arrivato qui a Napoli non immaginavo di trovare questo livello di evoluzione della camorra imprenditoriale”.















































































































































































