Antonio Mezzero, 62 anni, dopo aver scontato 24 anni di carcere, una volta ritrovata la libertà attorno a sè riorganizza il clan legato a Francesco Schiavone, soprannominato ‘Sandokan’, e Michele Zagaria, detto ‘capa storta’. La sua strategia, approfittando del vuoto di potere, rilanciare la cosca dei Casalesi e dettare la propria ‘legge’ sul territorio. Progetto naufragato grazie alle indagini puntualie attente degli investigatori culminate in 14 persone finite in manette (9 in carcere e 5 ai domiciliari), con oltre 120 militari impiegati, un team SOS (Squadre Operative di Supporto), Nucleo Cinofili e Nucleo Elicotteri Carabinieri Pontecagnano.
Le accuse, nei confronti dei destinatari delle misure eseguite dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale, sono quelle di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, incendio, detenzione di armi e ricettazione. Approfittando della sua ‘reputazione criminale’ aveva aggregato nuove leve e vecchie seconde e terze fila per rifondare la cosca. In particolare avrebbe posto in essere estorsioni ai danni di imprenditori e una tentata estorsione ai danni di una giovane coppia per costringerli a liberare l’appartamento nel quale vivevano in affitto, culminata nell’incendio della loro auto.

Dalle indagini è emerso inoltre come il gruppo criminale voleva gestire attività commerciali per reimpiegare proventi illeciti, e avesse ottenuto una tangente sulla compravendita di un capannone commerciale del valore di oltre 1 milione di euro. È stata fatta luce anche l’attività di ricettazione di mezzi d’opera e materiali da cantiere. Nel corso delle indagini sono stati restituiti ai legittimi proprietari diversi autocarri e mezzi agricoli trovati dai militari subito dopo i furti, dal valore stimato complessivamente in circa 40mila euro. Le indagini hanno infine consentito di acclarare la disponibilità di armi da parte del gruppo criminale.
Tra gli indagati per i quali il giudice per le indagini preliminari di Napoli Nicoletta Campanaro, pur sottolineando i gravi indizi di colpevolezza, ha preferito rigettare le richieste cautelari, figura anche Carmine Zagaria, 56 anni, fratello dell’ex primula rossa Michele Zagaria, boss dell’omonima fazione della federazione mafiosa casalese. Gli viene contestato di essere il mandante di una estorsione da 40mila euro avanzata nell’ambito di una compravendita di un capannone in località Torello della frazione Sant’Andrea del Pizzone a Francolise in provincia di Caserta.













































































































































































