Una lettera anonima circostanziata, piena zeppa di dettagli, di fatti e accadimenti è la miccia che ha innescato l’inchiesta che ha portato al blitz di oggi tra Napoli e Salerno. Cinquanta euro per il certificato di morte naturale e settanta per il test del DNA in caso di cremazione: è questo il tariffario della nuova frontiera del business del “caro estinto”. Certificati pezzotto, attestazioni mediche fasulle e mendaci dichiarazioni. Veri e propri pacchetti per agevolare il lavoro delle aziende che si occupano di pratiche, trasporti e cremazioni di defunti. Appunto un sistema interconnesso in cui convergevano svariati interessi.
A dare il via all’inchiesta la denuncia del direttore generale dell’Asl Napoli 1 Centro, Ciro Verdoliva sfociata nel blitz dei carabinieri del Nas, che hanno fermato tra carcere e domiciliari, 67 persone, tra loro figurano cinque dirigenti medici, dipendenti del Comune di Napoli oltre a imprenditori del settore funebre.

L’inchiesta è cominciata il 16 marzo 2022 ed è durata due anni. Il cardine degli affari – secondo quanto hanno appurato i magistrati – era il distretto dell’Asl Napoli 1 Centro di via Chiatamone, nel cuore del quartiere Chiaia, diretto dalla dottoressa Margherita Tartaglia. Scrive il Gip, l’anonimo segnalava “che la dottoressa Tartaglia, oltre a eseguire sistemativi e ingiustificati allontanamenti dalla sede lavorativa, finalizzati all’esecuzione di prestazioni di chirurgia estetica in forma privata presso il suo studio medico, avrebbe allacciato rapporti illeciti con personaggi gravitanti nel mondo delle imprese funebri al fine di ottenere un indebito guadagno”.
L’inchiesta – che in due anni ha documentato, anche in video, 300 episodi di corruzione – è stata illustrata nel corso di una conferenza stampa a cui hanno preso parte il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto Sergio Amato, il comandante del Nas di Napoli Alessandro Cisternino, il comandante generale Raffaele Covetti e il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, generale Biagio Storniolo.
Decine di kit per l’esame del DNA dell’Asl Napoli 1 Centro sono stati sequestrati dai militari del Nas negli uffici delle imprese nel corso delle perquisizioni eseguite contestualmente alla notifica degli arresti.

Oltre ai kit sono state sequestrate somme in denaro da quantificare e oltre 30mila euro come disposto dal decreto del gip. Il distretto sanitario nel quale si è concentrata l’attività investigativa è quella della zona del Chiatamone, a Napoli, dove in passato già erano emersi episodi relativi ai cosiddetti falsi invalidi. Emersi, nel corso degli accertamenti del Nas, numerosi casi di assenteismo che hanno visto protagonisti sanitari e l’emissione, sempre dietro compenso, di certificati per il pass disabili, da apporre sulle auto degli handicappati.
L’inchiesta complessivamente coinvolge 96 indagati per lo più colletti bianchi e insospettabili e sono da ritenersi innocenti fino al terzo grado di giudizio.Come dicevamo sono decine i kit per l’esame del dna dell’Asl Napoli 1 Centro sequestrati negli uffici delle imprese funebri (36 quelle complessivamente finite sotto inchiesta) nel corso delle perquisizioni eseguite contestualmente alla notifica delle misure cautelari.

Sequestrate somme in denaro per 35mila euro come disposto dal decreto del gip. Emersi numerosi casi di assenteismo che hanno visto protagonisti sanitari e certificati per il pass di disabile, anche questi rilasciati dietro compenso. Presenti alla conferenza stampa il comandante del Nas di Napoli Alessandro Cisternino, il comandante generale Raffaele Covetti, comandante provinciale dei carabinieri di Napoli Biagio Storniolo.
“È un’indagine diversa, che riguarda medici, infermieri, società che gestiscono i servizi di pompe funebri – ha spiegato Gratteri – sulla gestione di tutto ciò che riguarda le morti, le attestazioni del Dna per avere la certezza che corpo appartiene ad esatta identificazione del cadavere. Gli esami non venivano fatti da medici, bensì direttamente dai titolari delle pompe funebri, attraverso kit custoditi nelle agenzie e già firmati dai medici”.















































































































































































