Trent’anni di carcere dovranno scontare Luigi De Lucia e Pasquale Rinaldi, accusati di aver partecipato con il ruolo di ‘autisti’ all’omicidio dell’innocente Gelsomina Verde, la giovane uccisa e data alle fiamme dal clan Di Lauro la sera del 21 novembre 2004 perchè non volle dare indicazione dove si trovasse il suo ex fidanzato, Gennaro Notturno passato nelle fila degli scissionisti nella prima faida di Scampia.
Il gup del tribunale di Napoli Valentina Giovanniello oggi pomeriggio ha emesso la sentenza. In pratica il giudice ha riconosciuto le ragioni dell’accusa che nel processo sono state sostenute dai magistrati della Dda Maurizio De Marco e Stefania Di Dona. Nel corso del processo è emerso che un soggetto legato agli imputati aveva esercitato pressioni affinchè la madre della vittima non si costituisse parte civile. In particolare Anna Lucarelli, madre di Gelsonina, ha denunciato l’episodio che sarebbe avvenuto durante la prima udienza del processo e il fascicolo è ora in mano al pm della Dda Giugliano. Gelsomina Verde era una ragazza innocente, nulla c’entrava con clan, camorristi e boss.
Le venne tesa una trappola fu uccisa perchè poteva testimoniare. Torturata, sparata e bruciata. La sua ‘colpa’ fu che tre anni prima aveva avuto una breve relazione sentimentale con Gennaro Notturno, scissionista e quindi traditore. Gli uomini dei Di Lauro lo cercavano e ritenevano che la giovane donna sapesse dove si nascondesse. Fu Cosimo Di Lauro ad imporre la strategia terrorista contro i ‘traditori’.
L’esecutore di quell’atroce omicidio fu Ugo De Lucia, già condannato in via definitiva all’ergastolo insieme ai cugini Luigi e Pasquale Rinaldi. All’ assassinio prese parte anche Pietro Esposito che conosceva Gelsonima Verde e l’attirò in trappola, per poi pentirsi e collaborare alle indagini.















































































































































































