Dopo nove mesi è stata chiusa dalla Procura per i minorenni di Napoli l’indagine preliminare sui due figli della coppia residente nei Quartieri Spagnoli, ritenuti da subito coinvolti nella tragedia del 15 settembre scorso, quando una statua lanciata da un balcone ha colpito mortalmente la turista trentenne Chiara Jaconis.
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, a compiere il gesto sarebbe stato il più piccolo dei due fratelli, ritenuto però non imputabile sia per l’età — inferiore ai 14 anni — sia per una condizione di fragilità. Per il fratello maggiore, invece, la posizione è stata ufficialmente stralciata: gli inquirenti lo hanno ritenuto del tutto estraneo ai fatti.

Determinanti, nella ricostruzione investigativa, le testimonianze dei vicini di casa, che avevano più volte segnalato comportamenti analoghi da parte del bambino già prima della tragedia: lanci di oggetti dal terrazzino del terzo piano, lo stesso da cui sarebbe precipitata la statua.
Chiuso un primo capitolo, il resto del lavoro degli inquirenti sarà infatti fondamentale per accertare cosa sia successo. Perché, partendo dalla non imputabilità del ragazzino, resta da definire il ruolo dei genitori e, di conseguenza, le eventuali responsabilità.















































































































































































