Una prima mazzata che non sarà isolata. Parliamo del blitz con venticinque misure cautelari, tra cui 18 in carcere, due agli arresti domiciliari e cinque divieti di dimora messa a segno due giorni fa. Operazione anticamorra eseguita dalla Squadra Mobile della questura di Napoli, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia, che ha colpito il clan Mazzarella.
Droga, estorsioni, armi e ogni tipo di attività tra cui un cantiere navale e una pizzeria ma anche autolavaggio con il classico core business dell’impresa criminale nelle carte di un’inchiesta con 57 indagati per associazione camorristica. Tra gli arrestati ci sono Michele Mazzarella, boss già detenuto, e il reggente Luciano Barattolo, suo cugino.

Le indagini della Mobile, coordinate dalla Dda, si sono concentrate su tre ramificazioni del cartello dei Mazzarella, e cioè il gruppo operante nella zona cosiddetta del Connolo e facente capo alle famiglie Barattolo e Galiero, quello attivo nell’enclave di Forcella con a capo la famiglia Buonerba (anche nota con il soprannome di ‘Capelloni’) e quello di Poggioreale facente capo alla famiglia Nunziata, i cosiddetti ‘Castagnari’.

È la camorra del clan Mazzarella “che si rigenera, che sa rimettersi in sesto quando viene colpita dalle ordinanze”. Ma giovedì mattina ha subito un altro duro colpo, 25 misure cautelari, al termine di un’inchiesta condotta dalla squadra mobile di Napoli guidata da Giovanni Leuci.

“Una camorra di serie A”, secondo il procuratore Nicola Gratteri. “Nessuno, nemmeno le famiglie di Secondigliano, avrebbe in questo momento la forza di scalzarli”, sostiene il procuratore aggiunto Sergio Amato. Controllo del traffico e vendita al dettaglio di droga attraverso una filiera collaudata di approvvigionamento delle numerose piazze di spaccio operanti nelle zone di sua competenza.

C’era anche la modalità della vendita al dettaglio del ‘delivery’, effettuata su commissione telefonica in luoghi diversi, concordati di volta in volta con l’acquirente. Le carte hanno evidenziato una recente alleanza dei Mazzarella con la criminalità dei Quartieri Spagnoli e l’utilizzo delle scorribande armate in altri quartieri di Napoli per dimostrare la forza del clan. Terza generazione di camorristi i Mazzarella con gruppi federati e organizzati in modo gerarchico.

Restano fuori dalla loro sfera d’influenza la zona di Secondigliano che è gestita dall’alleanza e ad essa collegato il territorio di Fuorigrotta. Poi il dominio a Napoli e l’ampia provincia è dei Mazzarella. I Mazzarella avevano, come tutte le organizzazioni malavitose più strutturate, una cassa comune e gestivano l’assegnazione degli alloggi pubblici, come ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile di Napoli Giovanni Leuci, “non solo per ricavarne un beneficio economico ma soprattutto per ottenere vantaggi a livello sociale, per rendere ancora più efficace il controllo del territorio”















































































































































































