Il governatore stretto all’angolo

Silenzioso, educato, riservato, taciturno e più che altro una persona  onesta. Stefano Caldoro, 51 anni, governatore della Campania, sotto le insegne del Pdl, ha da giorni abbandonato il suo tranquillo e democristiano aplomb da vecchio socialista-riformista-garantista  per controbattere colpo su colpo con molti dei leader campani pidiellini che lo vorrebbero vedere KO, sul ring della politica.

La misura è al limite. I dissapori misti a tradimenti, le colonne fumogene accese non casualmente dai suoi amici o presunti tali lo stanno mettendo alle corde. Il presidente della Regione è stanco. Il suo disagio giorno dopo giorno aumenta.

Il “gioco” duro ha raggiunto il suo apice nel 2010 con le voci – messe in giro ad arte e pilotate – originate da un falso  dossier su suoi presunti e particolari gusti  sessuali che, secondo l’accusa, fu confezionato grazie all’ interessata regia occulta dell’ex coordinatore Pdl Nicola Cosentino (ora a giudizio con altri dove lo stesso Caldoro si è costituito parte civile ed ha chiesto un risarcimento simbolico di 3 euro) allo scopo di far scoppiare un nuovo “caso Marrazzo” e bruciare così la candidatura di Caldoro alla vigilia delle elezioni regionali 2010 poi vinte.

I dissapori all’interno del popolo del Pdl stanno aumentando e il governatore è diventato un capro espiatorio. A rincarare la dose è il battagliero commissario regionale del Pdl, l’ex ministro della Giustizia Nitto Palma. I battibecchi sono continui per le pretese e  gli aut aut dell’ex Guardasigilli.

La tensione è salita ai livelli di guardia dopo il 16 marzo, all’indomani della standing ovation che accolto alla Mostra d’Oltremare – nel corso del congresso delle truppe cammellate pidielline –  il comizio dell’ inquisito Nicola Cosentino (graziato due volte dalla Camera con il no all’arresto) che ha celebrato Marcello Dell’Utri e per lui l’inesistente reato di associazione esterna di stampo mafioso. Troppo anche per Caldoro l’estremistica uscita anti-giudici del Pdl.

La reazione però non si è fatta attendere con 21 parlamentari campani Pdl che hanno firmato un documento anti Caldoro.  Il Governatore stanco delle querelle, degli agguati, dei dossier, dei documenti pugnale e del suo costretto passo del gambero ora cerca delle sponde. E comincia a non sottrarsi agli occhiolini del sindaco De Magistris.

Genny Attira

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