Lino Romano, è caccia ai killer

KILLER BRACCATI. Perquisizioni a tappeto. Si lavora non stop per assicurare alla giustizia i sicari che per uno scambio di persona quella maledetta sera del 15 ottobre in via Marianella con 14 proiettili uccisero per errore Pasquale Lino Romano, 30 anni, ennesima vittima della barbarie della camorra. Il giovane aveva appena salutato la sua fidanzata Rosanna Ferrigno ed era diretto al campetto di calcio  per una partitella con i suoi amici. Il tempo di salire in auto e la furia omicida del killer si scagliò contro l’innocente.

Il vero bersaglio era Domenico Gargiulo, 22 anni, detto “Sicc Penniell” affiliato ai “Girati” che per ben tre volte aveva già scansato l’appuntamento con la morte. Era un volto ormai noto ai killer del clan.

Un obiettivo primario, uno di quelli che gli scissionisti (Abete-Abbinante-Notturno-Aprea) volevano morto a tutti i costi. Già scelto come bersaglio di un agguato e sfuggito per pura fortuna, come quando nel bar “California” si inceppò la pistola dei sicari. Oppure quando all’ultimo minuto Gargiulo non si presentò alla festa per i 18 anni della fidanzata in una discoteca di Aversa. Insomma Gargiulo era da tempo un sorvegliato speciale dal clan nemico della Vanella Grassi. Quella maledetta sera il camorrista si trovava a cena a casa della fidanzata nello stesso palazzo da dove poi uscì Lino Romano. Gargiulio era stato attirato in una trappola.

La cena era un pretesto. Anna Altamura, zia di Flora, la fidanzata del giovane boss, aveva per conto del clan degli scissionisti – compenso mille euro – il compito di basista e segnalare ai sicari con un sms la sua discesa in strada. Il messaggino pare non sia mai stato inviato. Il killer non si pose neppure il problema. Nessun dubbio. Non appena vide Lino varcare la soglia del portone, fece fuoco, massacrandolo. Il killer latitante risponderebbe al nome di Salvatore Baldassarre, mentre Giovanni Marino (arrestato qualche settimana dopo l’agguato) ed ora pentito fece da autista al sicario al posto di Giovanni Vitale che diede forfait qualche ora prima dell’agguato.

Il mandante sarebbe invece Giuseppe Montanera, un giovane di Scampìa presunto affiliato al clan degli scissionisti. Una storia allucinante. A dare un’accelerata alle indagini è stata proprio la donna, Anna Altamura che insieme ai due suoi figli Carmine e Gaetano Annunziata si è consegnata agli agenti del commissariato Scampia ed ha iniziato a raccontare il retroscena dell’agguato.

Il cellulare che la donna aveva era stato privato del microfono perché in tal modo gli scissionisti lo ritenevano più sicuro, il numero del sicario a cui la basista doveva inviare l’sms era memorizzato sotto il nome di “amore”. Per essere certi che il killer conoscesse il volto dell’uomo al quale avrebbe dovuto sparare, venne mostrata una foto scaricata da facebook, nella quale Domenico Gargiulo era ritratto insieme con la fidanzata Flora.

Sconvolto dal tragico errore di persona Gaetano Annunziata chiese a Salvatore Baldassarre perché avesse colpito un’altra persona dal momento che conosceva Gargiulo. Agghiacciante la risposta del killer : “Io quando poi inizio a sparare non mi fermo più”. Non era la prima volta che Anna Altamura ed i suoi figli si erano “prestati” al clan. Almeno in un’altra circostanza avevano fatto da “basisti”, “specchiettisti” segnalando la presenza di persone da uccidere.

Parla a lungo anche Giovanni Marino con i magistrati. Racconta del suo ruolo di autista nell’omicidio Romano e di quello di specchiettista e si attribuisce anche altri omicidi. “Ho scelto di collaborare perché voglio rifarmi una vita insieme alla mia famiglia”. Nonostante le collaborazioni di Anna Altamura, e i suoi figli, e di Marino, tirato in ballo inizialmente dalla donna, il Gip li ha spediti tutti in carcere.

“Emerge il ruolo della madre dei due affiliati. Donna che, lungi dal prodigarsi per riportare i figli sulla retta via, avalla il loro operato e ne agevola la realizzazione. Sfrutta il rapporto confidenziale con la nipote e in maniera davvero diabolica crea l’occasione per assolvere il compito di specchiettista. Organizza e partecipa alla cena in famiglia al solo scopo di segnalare ai complici l’arrivo del loro obiettivo e il momento giusto per ucciderlo. In ragione del grave ruolo svolto nella esecuzione del delitto, unica misura idonea e proporzionata appare la più rigorosa custodia in carcere”.

Dalle carte dei magistrati emergono altri particolari cioè la volontà di tutti di pentirsi non tanto per un insostenibile rimorso di coscienza in seguito all’omicidio di un innocente quanto per paura di essere ammazzati. Colpisce anche in una intercettazione il patteggiare di Flora, fidanzata di Gargiulo, per sua zia nel momento che scopre la verità che quest’ultima doveva fare da specchiettista per farle ammazzare l’innamorato per conto del clan degli scissionisti.

Arnaldo Capezzuto

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