Clan scatenati, ucciso ras

LO HANNO ASSASSINATO sparandogli cinque colpi in rapida sequenza, tutti in pieno volto, dopo averlo raggiunto nei pressi di un caseificio. La nuova vittima della camorra è Luigi Felaco, 40 anni, detto “Ginetto”, figlio di quel “Peppe Nazzaro” ras del clan Polverino-Nuvoletta deceduto nel novembre del 2011. Il corpo del pregiudicato è stato trovato in una pozza di sangue, a pochi passi da un noto ristorante della zona, in un lembo di terra a ridosso tra i comuni di Calvizzano e Marano.

Ad agire due killer, entrambi a bordo di uno scooter di colore chiaro. Sul posto è giunta anche un’autoambulanza, ma il suo arrivo è stato inutile. Al momento dell’agguato, avvenuto intorno alle 13 di ieri, il pregiudicato era sprovvisto di documenti ed è stato riconosciuto grazie a una cicatrice e ad alcuni tatuaggi.

Era stato arrestato lo scorso aprile, a Bacoli, sul pontile del porticciolo della spiaggia di san Sossio, in quanto destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa per associazione a delinquere di stampo camorristico e spaccio di stupefacenti. Tornato in libertà, grazie a un provvedimento dettato da motivi di salute (l’uomo era in dialisi), aveva ripreso ad occuparsi dei suoi affari illeciti. Già in precedenza, però, per l’esattezza nel 2009, era finito in manette per aver picchiato la moglie e aver sparato alla sua auto.

La vittima, molto conosciuta a Marano, sua città d’origine, era considerata una “testa calda” ed aveva un curriculum di tutto rispetto. Esperienze criminali maturate nel clan egemone della città per Luigi, figlio del più noto Giuseppe Felaco, l’uomo che, secondo gli inquirenti, aveva il compito di reimpiegare e reinvestire, in particolare nel settore edile, gli ingenti capitali derivanti dallo svolgimento delle attività illecite del clan, con particolare riferimento alle estorsioni, al traffico di armi e stupefacenti.

Giuseppe Felaco salì addirittura alla ribalta internazionale il 20 ottobre del 2011, quando si scoprì che tra i suoi vicini di casa figurava, tra gli altri, il divo di Hollywood George Clooney. L’imprenditore aveva infatti una dimora non lontano da villa Oleandra, sul lago di Como, oltre a possedere ville e terreni in Campania.

Non si esclude che il delitto, anche per le modalità dell’esecuzione, possa essere legato alla sanguinosa faida dell’area a nord di Napoli e che possa in qualche modo essere collegato agli agguati mortali degli ultimi giorni. Soltanto un’ipotesi, tuttavia, poiché la personalità della vittima lascia aperto un ventaglio di possibilità: potrebbe essere stato ucciso per una partita di droga non consegnata, per un vecchio debito mai saldato o anche per un’offesa, uno sgarro da lavare con il sangue.

Ferdinando Bocchetti

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