Manifesti selvaggi, scandalo senza fine

A chiacchiere dicono di volersi impegnare per la cosa pubblica. Si presentano ai potenziali elettori con slogan suadenti, con promesse oppure declamando ciò che hanno fatto nella passata legislatura regionale. Sono parole, parole e parole. Alla fine come sempre sono i dettagli a svelare la vera natura delle persone in questo caso dei candidati.

La domanda è la solita: come può essere data fiducia ovvero delegare un mandato di rappresentanza a chi per promuovere la propria immagine, il proprio nome e accaparrarsi dei voti imbrattando con i manifesti selvaggi i muri della città? Accade a Napoli.

I candidati appartenenti a varie forze politiche nel concorrere all’elezione regionali 2015 sono disposti a tutto pur di primeggiare e apparire. Nonostante la messa in posa dei pannelli appositi per l’affissione, i candidati non vogliono sentire ragione e ordinano gli attacchini di imbrattare tutto secondo il criterio : dove cogli, cogli. Lo spettacolo è mortificante.

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Prendi il candidato di Fratelli d’Italia, Marco Nonno, un impresentabile già, condannato in primo grado, consigliere comunale di Napoli nonché vice presidente dello stesso consiglio che non guarda in faccia a nessuno. I suoi manifesti spiccano sui muri della città addirittura incollati sulle vetrine dei negozi o sui marmi.

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Non curante delle proteste e dei mugugni tira avanti per la propria strada. Non da meno l’assessore regionale al Lavoro uscente Severino Nappi della serie la sensibilità istituzionale. Non è finita.

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C’è poi addirittura chi mette il proprio nome accanto alla foto di calciatori pensando: la gente è tifosa e amando i propri begnamini del pallone mi vota. Siamo a livello della psichiatria più spinta.

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Non può mancare la vamp  che invece di inventarsi uno slogan oppure dimostrare le sue capacità, si mostra seducente e scosciata giusto per far capire che lei in politica è brava e far scattare gli apprezzamenti per poi dibattere : i soliti sessisti che considerano la donna un oggetto. Appunto.

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Sotto il sole di questa campagna elettorale, tra le più brutte di sempre, il quadro è sconfortante, assai.

Pier Paolo Milanese

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