Di Maio impone lo stop agli attacchi alla Lega. Adesso si tratta con Salvini

È tregua. Basta attacchi alla Lega. L’ordine è perentorio e lo ha diramato direttamente Luigi Di Maio che non tollererà più iniziative sparse volte a picconare l’alleanza con il Carroccio senza il suo ok.

Lo statista di Pomigiano D’Arco apparentemente tende la mano a Matteo Salvini e impone ai suoi il rispetto dell’alleato di governo.

I sondaggi segnalano che gli elettori non gradiscono le frequenti schermaglie tra M5S e Lega. Purtroppo per i Pentastellati, il consenso elettorale di Salvini cresce nonostante scandali, incoerenze, leggerezze come la moto d’acqua della polizia e l’attacco ai giornalisti.

Però se è vero che Di Maio riannoda il filo del dialogo con la Lega è anche vero che chiede chiarezza agli alleati.

Le stilettate dei lumbard si sono fatte quotidiane e entrano nel merito di azioni di governo e progetti di legge targati 5 Stelle. Insomma, c’è un salto di qualità, una insofferenza nella Lega che forse nasconde ben altro.

E allora Di Maio prende la palla a balzo e sfida direttamente Salvini mettendo al centro del dibattito il rimpasto.

“Se questi continui attacchi della Lega sono diretti a chiedere qualche ministro in più, lo chiedano pubblicamente e faremo una riflessione”.

Insomma, il vicepremier grillino invia via Skytg24 un telegramma a Salvini che riflettendo ad alta voce aveva detto : “Abbiamo fatto un sacco di cose in un anno, la Lega ha raddoppiato i suoi consensi e l’obiettivo della prossima manovra è far pagare meno tasse non a tutti ma a tanti… Io la voglia ce l’ho, ma se mi dovessi accorgere che i litigi sono quotidiani… Mi stufo io ma anche gli italiani”.

Sembra il segreto di pulcinella, il capo del Viminale ha sulle scatole Danilo Toninelli, titolare dei Trasporti, Elisabetta Trenta (Difesa) e Sergio Costa (Ambiente). E segretamente lo stesso Di Maio giudicato inappropriato allo Sviluppo Economico.

C’è chi sostiene che il capo dei Pentastellati pur di restare in sella e scongiurare una crisi lampo dell’esecutivo sia disposto addirittura a sacrificare qualche pezzo pregiato della sua squadra.

Pier Paolo Milanese

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