La crisi di governo finisce in farsa. Salvini-Di Maio litigano come due fidanzatini

È la crisi politica più pazza del mondo che potrebbe risolversi in una grande farsa.

Matteo Salvini a muso duro capovolge il tavolo e annuncia la fine del governo pentaleghista però poi parlando al Senato annuncia – di fronte alla sfida dei 5 Stelle – che è disponibile a partecipare e votare ‘si’ alla riforma costituzionale del taglio di 345 parlamentari, votazione in programma giovedì 22 agosto.

Una contraddizione perché martedì 20 e mercoledì 21, il premier Giuseppe Conte dovrà fare delle comunicazioni urgenti al Senato e alla Camera.

In sintesi, il presidente del Consiglio spiegherà in Aula che la Lega attraverso il suo leader ha deciso di rompere il patto di fiducia e quindi il governo non c’è più con la conseguenza che salterebbe la quarta lettura della riforma del taglio delle poltrone.

Tutto chiaro? Invece, no. All’orizzonte ci potrebbe essere il probabile e clamoroso ribaltone: in Parlamento si formerebbe una nuova, impensabile e inedita alleanza. Una coalizione che ha come perno centrale il M5S con Pd, Leu e gruppo misto.

C’è di fondo un vero e proprio corto circuito perché assorbita la botta di egocentrismo irrefrenabile, Salvini è tornato con i piedi a terra e forse si è accorto di aver fatta di parecchio fuori dal vaso.

Il capo del Carroccio di fronte a una nuova maggioranza con la prospettiva di ritrovarsi per i prossimi 4 anni all’opposizione, altro che elezioni ad ottobre, adesso sta tentando maldestramente di ingranare la retromarcia e tornare frettolosamente sui suoi passi.

Conte a Ferragosto sulla vicenda Open Arms ha indirizzato una lettera a Salvini definendo l’atteggiamento del ministro dell’Interno “un chiaro esempio di sleale collaborazione, l’ennesima a dire il vero, che non posso accettare”.

“Comprendo la tua fedele e ossessiva concentrazione nell’affrontare il tema dell’immigrazione riducendolo alla formula ‘porti chiusi’. L’immigrazione è un tema complesso. Va affrontato con una politica di ampio respiro, come ho provato a fare sin dal primo Consiglio Europeo al quale ho partecipato, a fine giugno 2018, evitando di lasciarci schiacciare dai singoli casi emergenziali”.

La replica di Salvini giunge puntuale prima acida poi accomodante: “Se qualcuno si sta preparando a una nuova maggioranza con il Pd e con Renzi lo dica”.

Per poi sussurrare: “Certo dispiace che certe cose invece che dirle in faccia il gentile Presidente del consiglio le renda pubbliche con una lettera. Ho l’ossessione dei porti chiusi? Sì, ho l’ossessione della sicurezza dei cittadini italiani e della lotta ai trafficanti e delle Ong complici dei traffici”.

E poi Salvini sibillino aggiunge: “Non ho mai detto che il governo Conte è sfiduciato, il mio telefono è sempre acceso e la porta resta aperta”.

Un segnale forse di ravvedimento del leader della Lega, un gettare l’amo e capire cosa possa accadere nelle prossime ore.

Tocca a Luigi Di Maio stoppare sul nascere qualsiasi segnale dell’ex alleato e mischiare le carte per alzare la posta in gioco: “Salvini è pentito?. Ormai la frittata è fatta. Non fido più di lui”.

E poi in un post il leader dei Pentastellati avverte : “Il 20 agosto noi Ministri del Movimento 5 Stelle saremo al fianco di Giuseppe Conte in aula per sostenerlo contro la sfiducia della Lega. Li aspettiamo al varco!”.

Sembra davvero la crisi politica più pazza del mondo perché se Salvini a chiacchiere ha staccato la spina al governo non si capisce perché i suoi ministri e sottosegretari non si siano ancora dimessi e siano ancora in carica compreso lo stesso ministro dell’Interno più operativo che mai.

Nel frattempo Matteo Renzi e l’attivissimo Graziano Delrio stanno alla finestra e osservano.

Giulia Rosati

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