Sembra come nel film ‘Un turco napoletano’, l’evasione dal carcere di Poggioreale. È la prima volta che accade in 100 anni di storia

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Non è mai accaduto. È la prima volta in 100 anni. Ovvero dall’inizio del funzionamento 1919 del penitenziario mai nessun tentativo di fuga era riuscito. Perfino il padrino Raffaele Cutolo non ha mai osato nulla di simile.

Lui, invece, ci è riuscito. La sua fuga ha del clamoroso. Se qualcuno pensava a un piano sofisticato, effetti speciali resterà deluso. Con la scusa di andare a messa nella Cappella interna ha annodato le lenzuola e si è calato giù lungo la parete esterna del carcere.

L’evaso Robert Lisowski

Una fuga sotto gli occhi di tutti – compresa la polizia penitenziaria e le telecamere di videosorveglianza – nessuno si è accordo di nulla. Sembra la scena del film ‘Un turco napoletano’ interpretato da Totò e Carlo Giuffrè.

Robert Lisowski, 32 anni, polacco e accusato dell’omicidio di Iurii Busuiok, muratore 36enne di origine ucraina, incensurato. Il suo cadavere venne trovato la sera del 1° dicembre 2018 in via Mario Pagano con evidenti segni di coltellate alla gola e al torace.

Cinque giorni dopo Lisowski fu individuato da personale della Squadra mobile e dai Carabinieri della compagnia Napoli Stella e sottoposto a fermo per omicidio aggravato. Lisowski è detenuto dallo scorso 5 dicembre 2018 presso il carcere di Poggioreale a Napoli.

È scappato con il modo classico: lenzuola annodati e la fuga discendendo il muro di cinta dal lato di via Francesco Lauria.

Imbarazzo e polemiche ora investono i vertici del carcere e l’apparato di sicurezza. Come è stato possibile una fuga così rocambolesca?

“A Poggioreale, come in altri istituti penitenziari, vi è un sistema di controllo con la videosorveglianza per l’interno e per l’esterno; inoltre, vi è la ronda intorno alle mura del carcere: mi chiedo, ha funzionato tutto alla perfezione?” ha detto all’Ansa il garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello.

Dalla Questura fanno sapere che il fuggiasco è molto pericoloso e occorre stare attenti. L’appello è ai cittadini di collaborare e contattare i numeri delle forze dell’ordine.

Giulia Rosati

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