Il M5S boccia la Ciarambino. Il suo nome circolava per un posto di sottosegretario poi Di Maio ha fatto un passo indietro

Sono voci di dentro. Poco più che sussurri, ragionamenti, atti mancati. Dicono che Valeria Ciarambino, l’ex candidata a presidente della Regione Campania e punto di riferimento del Movimento 5 Stelle a trazione dimaiano sembra che ci sia rimasta particolarmente male. Ci sperava.

Non aveva certezze. Sta di fatto che il suo nome è stato più volte evocato nel corso delle frenetiche trattative per tirare fuori i profili più adatti per i posti di sottogoverno.

La battagliera consigliera regionale Pentastellata, considerata una fedelissima di Di Maio (entrambi sono di Pomigliano d’Arco) è entrata in un complesso ragionamento politico e di prospettiva.

L’ipotesi di promuovere Ciarambino sottosegretario di Stato avrebbe potuto rappresentare una sorta di semaforo verde all’attuale presidente della Regione Vincenzo De Luca in procinto di una riconferma alla guida dell’Ente, insomma, inaugurare una desistenza elettorale nei confronti del Pd.

Giancarlo Cancellieri

La Ciarambino, avendo maturato una importante esperienza in prima linea, avrebbe dovuto occuparsi di Sanità, dicastero presieduto da Roberto Speranza (LeU). Promuovere un ex candidato presidente di Regione a sottosegretario rientrava anche nella strategia più ampia del M5S di riconnettere e valorizzare le esperienze politiche dai territori.

Sembra che a tirare il freno a mano sia stato proprio Luigi Di Maio. Il capo politico dei grillini non era particolarmente convinto dell’operazione anche perchè quando c’è di mezzo De Luca, il neo ministro dell’Estero si tiene a debita distanza di sicurezza.

Adottando lo stesso criterio Di Maio alla Ciarambino ha preferito portare nell’Esecutivo il candidato Governatore della Sicilia, Giancarlo Cancelleri. A quest’ultimo gli ha però conferito i gradi non di sottosegretario ma di Viceministro alle Infrastrutture.

Un modo per tenere il fiato sul collo del Movimento su Paola De Micheli (Pd) giudicata un ministro troppo autonomo e poco collegiale.

Peccato per la Ciarambino che vive una parabola discendente rispetto alle iniziali aspirazioni.

È lo stesso Movimento 5 Stelle nazionale che progressivamente ha smesso di investire su di lei, relegandola a rappresentante locale.

Pier Paolo Milanese

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