Ciò che davvero deve spaventare di questa Samara

Diciamolo senza giri di parole: questa scemenza di Samara per le strade di notte è un problema abbastanza irrilevante, una moda, un gioco stupido che terminerà non appena passerà l’effetto della droga della viralità.

Il vero punto focale dell’osservazione non è questa moltitudine di cretine e cretini vestiti da personaggio horror; il vero dramma è composto dagli individui che riprendono le scene.

Spendete qualche minuto del vostro tempo, in un momento in cui davvero non avete niente di meglio da fare, e guardate i video, ce ne stanno molti girati in varie città dell’Italia meridionale ma qui soffermiamoci su quelli, nello specifico, girati a Napoli e nell’hinterland napoletano.

Un occhio più critico, noterà dove sta il vero problema. Chi riprende con i propri smartphone, in quasi tutti i video bestemmia, impreca stuprando il dialetto napoletano nei peggiori modi possibili.

Toni di una volgarità insopportabile; in tante di queste riprese si sentono ragazzini di notte gridare, bimbi, talvolta di poco più di una decina d’anni, maschietti che sputano e dicono parolacce e femmine senza un minimo di grazia. Ora, siamo tutti consapevoli che non possiamo pretendere la grazia da queste ragazzine, ma almeno un minimo di decenza sarebbe gradita.

La verità è che al di là delle facili considerazioni, è proprio questo il vero problema da mettere in risalto quando si pubblica dell’effetto ‘Samara challenge’.

Esiste una Napoli per bene che dovrebbe capire, anzi, ha il dovere di comprendere, che non bisogna alimentare queste mode pubblicando i video di queste sciocchezze e non per l’atto inutile del gioco, ma perché si fomenta l’ego di giovani trogloditi che pubblicano questi video.

Dopo aver notato le imprecazioni, in quei minuti in cui davvero non avete niente da fare, fate caso anche ad un altro disagio, senza minimizzarlo, per favore, con ‘e so’guagliun’: nessuno, e ripetiamolo, nes-su-no indossa il casco. Il casco? Ancora parliamo del casco? Sì, ancora parliamo del casco.

Ne parleremo domani e dopodomani, tra una settimana, tra un mese e anche tra un anno se dovesse servire, lo faremo fino a quando non si realizzerà con cosciente consapevolezza che i crani si aprono sull’asfalto come noci di cocco.

Cocchi di quelle mamme che poi piangono disperate strappandosi i capelli e sfasciando i corridoi del Loreto Mare perché i medici non sono riusciti a salvare i ‘piezz e core’.

Questi pezzi di cuore, sono frutto di fecce che per primi vanno sullo scooter in due, in tre, in quattro, senza casco. Un record recente fotografato e postato sui social, immortala addirittura cinque persone su uno scooter senza casco: babbo, mammà e tre cocchi piccoli.

Se è vero che le politiche culturali e assistenzialistiche falliscono nel lavoro incessante di educazione e sensibilizzazione, forse è il caso di usare la forza.

Non quella arrogante e prevaricante di questa gente, ma quella della giustizia che utilizzi, finalmente, la tolleranza zero e che, con severa e intransigente determinazione, punisca con forza queste bestie insopportabili.

Riguardo a Samara invece, si abbia pietà di lei, vuole solo spaventare un po’ le persone, diamole uno spazio in cui manifestare la sua arte, Nisida ad esempio! Il carcere di Nisida potrebbe andare benissimo.

Amedeo Zeni

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