Rione Sanità, il paradiso e l’ inferno. Lo sfogo di Gelardi, direttore del ntS’: “Mentre gli altri litigano e godono di privilegi, noi attendiamo che qualcuno pulisca i tombini”

Le urla poi la lite, un timido tentativo di riappacificazione. Pochi istanti e scoppia una violenta rissa.

Accade a discesa Sanità, la strada che racconda il rione Materdei. In strada a mano mano giungono conoscenti dell’una e dell’altra fazione in lotta. Ne scaturisce una colluttazione.

C’è chi stringe tra le mani una mazza da baseball, chi l’ombrello e chi, invece, avvisato via cellulare accorre con addosso il coltello. Un paio di fendenti colpiscono una donna.

Sangue a fiotti, grida, urla, gente che corre. Un incendio di rabbia, violenza e caos. Accorre il 118, le volanti della polizia. È il Rione Sanità, ventre molle della città porosa, radici della Napoli di sotto e sopra, che come in un incendio sprofonda, affonda, brucia.

C’è l’installazione luminosa delle parole di ‘Napule è’ di Pino Daniele nel cielo del Rione Sanità che ricorda , appunto, “Napule è ‘na carta sporca e nisciuno se ne ‘mporta. Napule è mille culure. Napule è mille paure”.

Eppure proprio alla Sanità c’è una grande energia, tante inziative, progetti di sviluppo, cooperative, programmi di inclusione e un network dal basso di associazionismo, fondazione e istituzioni diventato un modello, un esempio. Proprio alla Sanità c’è il fermento della rinascita e del riscatto sociale e culturale.

Qui è nata l’orchestra Sanità Ensemble, la coopertiva che effettua visite guidate alle catacombe, c’è il cimitero delle Fontanelle, il culto delle anime pezzentelle, questi sono i vicoli di Totò, dell’ambientazione del testo di Eduardo De Filippo ‘Il sindaco del Rione Sanità’ riattuato in un film di successo da Mario Martone con Francesco Di Leva, da queste parti registi, sceneggiatori, intellettuali, scrittori si innamorano e percepisco il magnetismo che emana questo pezzo di Napoli, location per i set di numerosi film e fiction nazionali e internazionali.

Eppure tutto sembra, improvvisamente, crollare sotto ai piedi. E oggi c’è lo sfogo che poi è una costatazione di Mario Gelardi, direttore artistico del collettivo Nuovo Teatro Sanità, nato nel 2013, a pochi metri dal luogo del ferimento della donna.

Da pazzi far sorgere un teatro da zero in una chiesa del settecento in un quartiere a forte disagio socio-economico legato all’alta dispersione scolastica, disoccupazione con tassi di criminalità altissimi sembra una follia, invece, è stata ed è una grande sfida vinta.

“Ieri sera abbiamo aperto il teatro per la nuova stagione con uno spettacolo di una regista Argentina, risultato di una residenza di un mese al sanità – scrive Gelardi -. Ieri sera ci é sembrato di ricominciare di nuovo perché una giovane madre é stata accoltellata poco prima che iniziasse lo spettacolo a pochi metri da noi. Pochi metri, lo ripeto”.

“Condivido l’appello dei parroci della Sanità. Dal nostro punto di vista è davvero difficile continuare il nostro lavoro nel silenzio totale delle istituzioni” – accusa-.

“Il senso di abbandono anche delle agenzie culturali sul territorio napoletano e campano, ci lascia soli a fronteggiare una questione per cui non siamo ‘armati'” – prosegue il direttore artistico – .

“È un problema che ho ripetuto più volte tra colleghi che litigano per uno zero in più e che da anni godono di privilegi da noi mai visti. Non posso accettare più che si applichino in una situazione come la nostra, ma anche di altri spazi di frontiera, criteri vetusti e frutto di mediazione e accordi politici” – denuncia -.

“Continuate a litigare per i vostri falsi borderó, per le prove fatte passare per repliche – colcude Mario Gelardi – , per le vostre bancarotte. Noi attendiamo che qualcuno ci pulisca i tombini per non allagarci di nuovo”.

Arnaldo Capezzuto

Metti un like alla nostra Fanpage

© Riproduzione riservata
www.ladomenicasettimanale.it

8 0
0 %
Happy
0 %
Sad
0 %
Excited
0 %
Angry
0 %
Surprise
Chiudi
Ascolta le notizie
Social profiles
Chiudi