Scena muta di Silvio Berlusconi al processo sulla trattativa Stato-Mafia. “Su indicazione dei miei avvocati, mi avvalgono della facoltà di non rispondere. Grazie, grazie a tutti”

Un uomo di Stato. Un ex presidente del Consiglio, un leader di un partito che per 20 anni ha governato l’Italia, un imprenditore che ha usufruito per 50 anni di concessioni pubbliche e attualmente siede al Parlamento europeo come deputato può tacere?

Per la prima volta, si presenta nell’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per essere interrogato e rispondere di fatti di mafia. Più volte tirato in ballo da collaboratori di giustizia, la sua stessa storia imprenditoriale è disseminata di buchi neri e di vicinanze.

Già il suo fedele braccio destra e uomo azienda, Marcello dell’Utri è stato condannato a sette anni di reclusione e sconta il resto della pena ai domiciliari per ragioni di salute ed è imputato in questo processo.

Oggi poteva essere un giorno importante per Silvio Berlusconi. Spiegare ai giudici che lui nulla c’entra con la mafia, le cosche, le coppole e la lupara.

Anzi che quando era al governo ha sempre e solo combattuto Cosa nostra con atti concreti. Il processo è quello relativo la trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra.

L’ex premier è giunto accompagnato da un impressionante spiegamento di forze dell’ordine, una lunga scorta.

Attorniato da un capannello di avvpcati di fiducia non ha consentito di essere ripreso dalla telecamere e una volta giunto dinanzi la Corte ha detto : “Su indicazione dei miei avvocati, mi avvalgono della facoltà di non rispondere. Grazie, grazie a tutti”.

I giudici ne prendono atto e Silvio Berlusconi nel silenzio totale guadagna l’uscita. L’ex cavaliere era stato chiamato come testimone nel processo d’Appello ed ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Possibilità che gli è garantita dal fatto di essere teste assistito.

Berlusconi è indagato dalla procura di Firenze per le stragi del 1993. Era stato citato come teste dall’imputato Marcello Dell’Utri.

È dietro quella formula di circostanza ed ermetica tra silenzi e fughe si nascondo inquietanti misteri che avvolgono la cosiddetta Seconda Repubblica e la storia imprenditoriale di un signore che da zero ha costruito un impero.

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