“Elogio al Reddito di Cittadinanza”

Sta facendo discutere e non poco la legge varata dal precedente governo giallo-verde sul ‘Reddito di Cittadinanza’. Numerose polemiche e accuse verso il Meridione d’Italia sono state formulate dalla Lega; ma tante falle sono emerse in questa che potrebbe essere una buona legge partorita dal Movimento 5 Stelle.

Abbiamo colto l’occasione per intervistare lo scrittore Domenico Raio autore di un pamphlet intitolato “Elogio al Reddito di Cittadinanza”, edito dalla casa editrice napoletana ‘Giammarino Editore’.

Dunque Raio, cos’è il reddito di cittadinanza?

“Io la ritengo la più importante legge di contrasto al disagio sociale conseguente allo stato di disoccupazione di un cittadino, una misura di civiltà che restituisce dignità alla persona che si ritrovi senz’alcuna fonte di reddito, un eventualità molto più probabile di quanto non si creda in un’epoca di flessibilità del mercato del lavoro e di eccedenza di manodopera unita alla crescente automazione dei processi produttivi”.

Lo scrittore Mimmo Raio

Allora lei ha mosso i suoi primi passi politici nei meet-up grillini?

“Nient’affatto. Il mio è un testo sociologico, non politico, a tratti persino divertente, come nel mio stile di autore, per il modo in cui affronto una serie di problematiche sociali tutte riconducibili alla condizione di disoccupato. Il mio ruolo di scrittore m’impone di essere libero e indipendente. Avrei tessuto l’Elogio al reddito di cittadinanza anche se l’avesse proposto un’altra formazione”.

Fino ad ora il reddito è stato erogato, ma i navigator non sono stati varati. Cioè non c’è nessuno preposto, così come era previsto, che comunica ai disoccupati le oramai famose tre opportunità di lavoro.

“Suppongo che occorra del tempo per organizzare il tutto secondo un programma ben preciso, ma questi sono aspetti tecnici che esulano dalla mia trattazione”.

A chi vorrebbe far leggere questo libro?

“A tutti coloro che ancora osteggiano il reddito di cittadinanza, che non hanno mai vissuto esperienze quali la povertà, assoluta e relativa, la disoccupazione e l’esclusione sociale che ne consegue. A chi è sazio e ‘nun crere ô riuno'”.

Quando è stato varato il reddito di cittadinanza si è immediatamente affermato che, ancora una volta, il Nord operoso avrebbe dovuto accollarsi le spese per mantenere il Sud.

“La disoccupazione oggi in Italia non è unicamente un problema meridionale. Poi i soldi erogati ai disoccupati del sud, nel momento in cui vengono spesi per far fronte ai bisogni primari,in qualche modo ritornano al nord”.

Lei scrive del reddito di cittadinanza perché crede ancora nell’Europa?

“Il reddito di cittadinanza equipara la condizione del disoccupato italiano a quella dei senza lavoro nella maggior parte dei Paesi europei. Una misura di welfare, determinante per la qualità della vita di milioni di cittadini, non poteva restare inapplicata in Italia, altrimenti, sul piano dei diritti, si sarebbero create inaccettabili differenze all’interno dell’Unione. Ora come cittadino mi sento certamente più europeo”.

Come funziona il reddito di cittadinanza nei paesi d’oltralpe e come vorrebbe funzionasse in Italia?

“Ogni Stato ha le sue regole, per quanto riguarda l’Italia mi auspico che gli aggiustamenti che potranno esserci in un prossimo futuro tengano conto anche del fattore età che influisce notevolmente sulla condizione di disoccupato. In altri termini, una cosa è ritrovarsi senza lavoro a 20 anni, tutt’altra cosa è essere disoccupati a 55-60 anni. Considerata la più difficile collocabilità, le maggiori responsabilità e gli impedimenti propri dell’età, i più anziani necessiterebbero di una differenza di trattamento sul piano dei requisiti, degli obblighi e dell’offerta”.

Perché lei è favorevole al reddito di cittadinanza?

“Perché se fosse esistito all’epoca di mio padre, la mia vita avrebbe avuto tutto un altro corso. La mia famiglia fu costretta a emigrare in Germania negli anni ’60 perché a un certo punto rimase senza più alcuna fonte di reddito. Se avessimo ricevuto un sussidio di Stato, mio padre avrebbe avuto più tempo per cercare un lavoro e probabilmente alla fine saremmo rimasti a Napoli”.

Perché sostiene ciò?

“Quando si resta disoccupati, senza troppe risorse e sostegni disponibili, ci si rende anche conto di quanto siano immediate le esigenze primarie di una persona, e quanto siano lunghi, invece, i tempi di attesa di un eventuale nuovo lavoro. Mentre il disoccupato invia i curricula, sostiene i colloqui, partecipa ai concorsi deve pur mangiare, vestirsi, avere un tetto, spostarsi, telefonare e, perché no, anche rilassarsi perché cercare lavoro è un lavoro molto più stressante del lavoro stesso. Tutto questo con il reddito di cittadinanza ora è possibile e prima non lo era. Non mi sembra una differenza da poco”.

Maria Pia Catanzariti

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