I politici specialmente chi ricopre rilevanti cariche pubbliche di responsabilità e importanti come l’essere il vice presidente della Regione Campania e contemporaneamente assessore regionale all’Ambiente, Fulvio Bonavitacola, dovrebbero sempre rispettare il lavoro altrui.
Accade che nel corso di una conferenza stampa, sugli Stati Generali del verde pubblico a Capodimonte, un cronista che fa solo il proprio lavoro come Massimo Romano, professionista serio e scrupoloso, rivolge una domanda a Bonavitacola per conoscere il suo commento sulla recente inchiesta della Procura di Napoli sulle Universiade dove tra gli indagati ci sarebbe anche il suo nome, è accade il putiferio.

Domanda legittima a cui si è liberi di non rispondere. Bonavitacola, invece, non solo s’indigna – guai porre delle domande sembra un’azione eversiva – ma sbotta, si alza e va via.
Poi il vice di Vincenzo De Luca ci ripensa e ritorna sui suoi passi. Insomma, qualcuno – si è sempre ingenui nella vita – si aspeterebbe che chiarisse o quando meno giustificasse la momentanea stizza.
Nulla di tutto questo. Bonavitacola con sguardo minaccioso punta dritto gli occhi del cronista e sbotta : “Si dovrebbe vergognare, ha fatto una scorrettezza”.

Per Bonavitacola porre delle domande legittime a un politico tirato in ballo da un’inchiesta giudiziaria è una scorrettezza tale addirittura da vergognarsi.
I giornalisti fanno i giornalisti. Insomma, non tutta la categoria è volta alla cultura della marchetta, della bella statuina, del compitino finalizzato alla celebrazione del potente di turno.
Forse dalle parti di Palazzo Santa Lucia questa è la dottrina inculcata in questi anni ovvero il giornalista è sinonimo di strumento di propaganda.
Purtroppo accade – raramente – che cronisti come Massimo Romano di Napolitoday pongono delle domande, chiedono, interrogano.
E se il politico e il potente di turno non risponde, il cronista pone nuovamente la domanda e fiducioso attende la risposta che non arriverà.
Questo il giornalismo. È meglio che alcuni big in previsione della campagna elettorale per le regionali se ne facciano una ragione.
Arnaldo Capezzuto













































































































































































