Scarcerazione dei boss e killer, il ministro corre ai ripari e prepara una norma

Si corre ai ripari. Il Covid 19 ha consentito a 376 detenuti di lasciare il carcere e ottenere gli arresti domiciliari tra loro anche boss al 41 bis e killer sanguinari. Mafia, ndrangheta e camorra a manetta rivendicano e si attribuiscono i meriti della svolta.

La ‘voce che hanno messo in giro ‘ è che il fuori tutti è i prezzo che lo Stato paga dopo le rivolte nei penitenziari d’Italia. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede infastidito dalle polemiche specialmente con il magistrato Antonino Di Matteo ha promesso : “ Finito il rischio coronavirus tornino tutti in cella”.

A tal proposito sta studiando una norma che consenta ai magistrati di sorveglianza di rivalutare le scarcerazioni già disposte di boss della criminalità organizzata alla luce del mutato quadro dell’emergenza Coronavirus.

Il Guardasigilli cerca così di evitare altre polemiche e tentare di mettere una pezza al buco.

E proprio sulle scarcerazioni è intervenuto il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, che intervenendo nella videoconferenza organizzata dalla Rai per la presentazione de ‘il coraggio di ogni giorno’, il palinsesto organizzato dal servizio pubblico in occasione del XXVIII anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio”

“Il regime di detenzione al 41 bis non consente ai boss detenuti di diramare ordini – spiega Cafiero de Raho – Di fronte alla pericolosità che questi detenuti possono avere tornando a casa, il ricovero in un centro ospedaliero e’ piu’ indicato della scarcerazione”.

E poi svela sullo scontro Bonafe-De Matteo rivela : “Quando era alla Direzione nazionale antimafia mi parlò di dell’incarico di capo del Dap o forse agli Affari generali, qualcosa mi accennò in verità”.

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