Whirlpool, la situazione precipita. La multinazionale ribadisce: “Napoli chiude”. Il Prefetto: “Crisi sociale dagli esiti imprevedibili”

Lo stabilimeto partenopeo della Whirlpool chiuderà. Lo ha annunciato e ribadito il vertice della multinazionale americana. I sindacati, i rappresentanti dei lavoratori sono sul piede di guerra Oggi hanno incrociato le braccia anche nelle sedi del Nord Italia.

Il governo difende l’accordo di ottobre 2018 con l’azienda. Ma la multinazionale ribadisce la volontà di chiudere il 30 ottobre e l’esecutivo è in cerca di un piano B per i 340 lavoratori dello stabilimento campano.

“Nel settore aerospazio c’è un leader internazionale partecipato dallo stato con cui c’è un’interlocuzione e che può fare parte della soluzione”, dichiara il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, al tavolo in teleconferenza con l’azienda, i sindacati e le istituzioni.

Per il ministro “la strada maestra è che Whirlpool resti a Napoli ma per essere seri bisogna anche costruire un’alternativa”.

Quest’alternativa verrebbe da una serie di aziende individuate da Invitalia che potrebbero assorbire fino a 282 dipendenti dello stabilimento tra un progetto del gruppo Adler sulle batterie a idrogeno, un altro nel settore aerospazio, e due iniziative di realtà dell’automotive, tra le quali Htl Fitting.

Queste soluzioni non convincono i sindacati mentre sono ben viste dal Whirlpool che offre il suo supporto alle aziende, dopo la rottura della trattativa per l’acquisizione con il produttore svizzero di frigoriferi Prs- Passive Refrigeration Solutions.

“Collaboreremo con il Governo per trovare le migliori soluzioni possibili per i dipendenti”, è l’impegno del vice presidente Emea, Luigi La Morgia. La Morgia conferma gli investimenti per oltre 250 milioni di euro nei siti italiani, anche se l’impatto del Covid ha portato – dice – a un ritardo di oltre dodici mesi della produzione rispetto al piano industriale, e ribadisce che Napoli va chiuso.

Questa prospettiva è bocciata da Patuanelli, che parla di un piano con “carenze e limitazioni eccessive” e anche dai sindacati. “Nessun passo avanti”, commenta il segretario nazionale della Fim Cisl, Massimiliano Nobis. Per la Uilm, Gianluca Ficco riconosce che Adler e Htl sono “società importanti”, ma attive in settori gravemente colpiti dalla crisi.

“Se fosse davvero così sicura – osserva Ficco – la ricollocazione dei lavoratori, allora Whirlpool non dovrebbe avere difficoltà a garantire la sua permanenza fino al completamento del processo di rioccupazione”.

La segretaria nazionale Fiom-Cgil, Barbara Tibaldi, chiede di riconvocare il tavolo a palazzo Chigi e prorogare il blocco dei licenziamenti in modo da salvaguardare anche i lavoratori di Napoli.

“Noi non molleremo e chiediamo al Governo di non mollare. È incomprensibile – afferma Tibaldi – che Whirlpool decida di disimpegnarsi da Napoli e dall’Italia” a fronte dei quasi cento milioni di risorse pubbliche stanziate. Il ministro per il Mezzogiorno, Giuseppe Provenzano, al tavolo avanza anche la proposta di una fiscalità di vantaggio con il taglio del 30% del costo del lavoro per le aziende del Mezzogiorno, ma non viene presa in considerazione dalla multinazionale. “Non ci sono più le condizioni di sostenibilità economica di Napoli”, torna a dire La Morgia.

Intanto la vertenza, secondo il prefetto di Napoli, Marco Valentini, rischia di portare a una crisi sociale dagli “esiti imprevedibili”

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