Rione Materdei in rivolta contro l’abbattimento della scuola ‘Rocco Jemma’. C’è chi raccoglie firme e chi prepara una manifestazione. La domanda è : A chi fa comodo un’opera ex novo?

Insorge un intero rione contro il Comune di Napoli. È una vera e propria – per ora – rivolta social per l’annunciato abbattimento dell’istituto ‘Casa della madre e del bambino Rocco Jemma’ di via Guglielmo Appulo a Mater dei, quartiere Avvocata.

C’è chi promette di fare barricate per impedire che le ruspe, a fine anno scolastico, buttino giù lo storico edificio scolastico.

Scrive Stefano: “Nel 1980 ha accolto centinaia di persone scappate per il terremoto. Ora dicono che la struttura non è antisismica”. E prosegue Anna Maria: “È assurdo. È un fabbricato che ha un’importanza architettonica”. Mentre Mariarosaria s’interroga: “Le Istituzioni non hanno pensato a dove sistemare i bambini? La struttura, almeno a guardare, sembra in buone condizioni quindi è difficile capire i motivi dell’abbattimento. Mi chiedo : C’è qualcosa di occulto sotto?”.

Ieri sera è apparso uno striscione davanti alla scuola su cui vi è scritto: ‘Non lasciamo i bambini senza scuola’. Questa della ‘Rocco Jemma’ è proprio una strana storia. C’è un consistente stanziamento che ammonta a quasi 5 milioni di euro e più precisamente 4 milioni 763 mila euro di fondi Pnrr. Questa cifra sarà interamente investita per la costruzione ex novo di una nuova scuola al posto della ‘Casa della madre e del bambino Rocco Jemma’.

Nonostante la scuola di via Guglielmo Appulo sia in buone condizioni rispetto alla media dei plessi cittadini, si è deciso di raderla al suolo perché non adeguata ai nuovi standard di sicurezza per il rischio sismico. È chiaro che se passa, come sembra, questo principio, evidentemente, la diretta e simultanea conseguenza dovrebbe condurre alla demolizione della maggior parte delle scuole di ogni ordine e grado di Napoli e dei Comuni della Città metropolitana.

Il fabbricato del rione Materdei che ospita il nido comunale ‘Rocco Jemma’ e il Plesso ‘De Simone’ con la scuola dell’infanzia dell’Istituto comprensivo ‘Fava-Gioia’ è stato edificato all’inizio degli anni Quaranta dello scorso secolo. In pratica è una scuola che solo tra più di tre lustri compirà un secolo – insomma- messa a confronto con l’età media di edificazione di scuole, istituti e licei partenopei ad occhio e croce è tra i fabbricati scolastici più recenti della città.

Contraddizioni, incongruenze e sospetti che cominciano a serpeggiare tra gli abitanti del Rione Materdei e in particolare tra i genitori dei piccoli alunni che non casualmente hanno lanciato una raccolta firme online per chiedere di fermare l’abbattimento e minacciano una grande mobilitazione.

La preoccupazione riguarda proprio i bambini che frequentano la scuola: Che fine faranno quando a giugno chiuderanno definitivamente i cancelli? Una domanda a cui nessuno da Palazzo San Giacomo sa rispondere e che diventa disorientante per chi, in queste settimane, dovrà iscrivere il proprio figlio al nido o all’asilo.

Interrogativi rivolti al Comune di Napoli con poca energia e convinzione – fino ad ora – dai sindacati che sembrano non aver compreso l’impatto che questa vicenda avrà sulla platea, sui residenti e sui lavoratori. Infatti, come è facile immaginare, sono tante le preoccupazioni che attanagliano chi lavora alla ‘Casa della madre e del bambino Rocco Jemma’, personali ma soprattutto sotto il profilo della responsabilità educativa e della continuità didattica.

Dicevamo che questa storia appare davvero una strana storia specialmente in considerazione del fatto che a prescindere dalla decisione finale emergono molte perplessità sulla gestazione iniziale e sulla stessa fase progettuale. Sembra che non sia stato neppure ipotizzato l’ammodernamento del fabbricato e la messa in cantiere di step tecnici di adeguamento strutturale dell’edificio ai nuovi standard antisismici e di sicurezza.

Sembra sia passata dai vari livelli decisionali l’ ‘interessata’ e ‘frettolosa’ equazione dei costi e benefici. Costi che nella pratica già non rispetteranno i termini dell’iniziale equazione, infatti, anche per questo progetto, come per altri targati Pnrr, c’è un aumento generalizzato delle materie prime alle quali occorrerà aggiungere e considerare le probabili e note variazioni in corso d’opera.  

Pier Paolo Milanese

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