Flash mob davanti al teatro Trianon Viviani contro la guerra e la violenza sulle donne: ‘Fermatevi’

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Stesi e avvolti simbolicamente da lenzuoli per opporsi all’orrore della guerra, con un solo imperativo: Fermatevi. Stamane nello spazio antistante il teatro Trianon Viviani in piazza Calenda a pochi metri dal rione Forcella è andato in scena uno speciale Flash mob per protestare, nella giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, contro tutte le guerre.

Napoli, città della pace Unesco, non resta indifferente alla tragedia, che sta devastando i popoli israeliano e palestinese e, con l’appoggio di Amnesty International Italia e Articolo21 ha fatto partire il primo appello italiano per la pace, di artisti, intellettuali, società civile.

Il gruppo promotore dell’iniziativa, costituitosi immediatamente dopo l’eccidio perpetrato da Hamas il 7 ottobre, si è ritrovato nello stesso luogo della partecipatissima iniziativa dell’anno scorso a sostegno delle donne e del popolo iraniano, per dire di nuovo ai belligeranti di deporre le armi, davanti alle atrocità del conflitto in Medio Oriente, mai viste come forma di guerra dei due contendenti contro civili inermi.

Secondo stime internazionali attendibili, dall’inizio del conflitto, tra le circa 15000 mila vittime civili innocenti, sono state uccise circa 6000 donne e 5000 bambini e adolescenti palestinesi; 600 donne e 56 bambini sono israeliani, conseguenza del progrom di Hamas.

Nei giorni scorsi lo stesso comitato organizzatore, con capofila Marisa Laurito (direttrice artistica del “Teatro Trianon Viviani”) aveva lanciato la petizione #FERMATEVI!, per chiedere un immediato “cessate il fuoco”, sulla piattaforma change.org, attraverso il link https://chng.it/NGPh7wdpwG.

“Assistiamo a un conflitto di una gravità senza precedenti – si legge nella petizione – in cui la strage di civili inermi su larga scala sembra essere la regola o addirittura un obiettivo strategico per entrambe le parti in guerra, in violazione dei principi umanitari e del diritto internazionale. Sappiamo bene che le parole non riporteranno in vita i morti; non cureranno i feriti; non ricostruiranno le città e i villaggi distrutti” – si legge nell’appello -.

“Ma possono servire a ricordare come sulla comunità internazionale e su ciascuno di noi incomba la responsabilità di fare tutto quanto sia necessario per fermare il conflitto in corso. Violenza chiama violenza, mentre solo il dialogo teso alla ricerca ostinata di ciò che unisce, piuttosto di quello che divide, potrà garantire un futuro di pace e giustizia per tutti. Per questo chiediamo ai contendenti e a chi ne ratifica i comportamenti FERMATEVI!”.

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